QUELLO SCREZIO CASSANO-PRANDELLI
“Cassano per questa partita per noi sarà il pericolo numero uno”. Cesare Prandelli non ha dubbi. La stima per il fantasista di Bari Vecchia è intatta. “E’ un giocatore che si è ritrovato, ha trovato un allenatore che l’ha valorizzato, si è messo in discussione dopo un’esperienza difficile e questo è segno di grande carattere. E’ lui l’uomo più pericoloso per noi”. Lo scorso anno si parlò molto di un possibile arrivo a gennaio del talento pugliese. “Ma adesso – smorza subito Prandelli – quei tempi non ci sono più. Perché i problemi di Cassano sono finiti e noi abbiamo Mutu. La cosa finisce qui”.
I destini di Antonio Cassano e di Cesare Prandelli si erano incrociati da vicino per qualche giorno, quando il tecnico di Orzinuovi si sedette sulla panchina della Roma, prima di rinunciare per le note dolorose vicende familiari. Cassano nel libro autobiografico dal titolo “Dico tutto” uscito di recente scritto da Pierluigi Pardo racconta un episodio che riguarda il loro rapporto, conflittuale come con quasi tutti gli allenatori che ha avuto, ad eccezione di Fascetti e, in parte, dell’attuale tecnico Mazzarri. L’episodio dà anche il sottotitolo al libro: “E se fa caldo gioco all’ombra”.
L’anno è il 2004, Cassano era stato in vacanza dal 22 di giugno, dopo l’Europeo in Portogallo. E la racconta così: “Comunque sia la voglia di allenarsi è zero. Prandelli il nuovo allenatore, mi chiama. Io gli chiedo una settimana extra di ferie che mi concede. Il giorno del rientro dal 22 luglio diventa il 29 luglio. Ma non mi basta ancora. Stavo da dio, del resto, e dopo l’Europeo ero molto stanco. Così mi invento di avere le emorroidi, non so se Prandelli ci crede, ma mi accontenta. Il 9 agosto, riposato e abbronzantissimo, torno finalmente a Trigoria.
Il 12 dovevo giocare la prima amichevole. Lui mi aveva detto che mi voleva in campo per tutta la partita per farmi entrare in forma. Io come sempre volevo esserci ma non ero in condizione. Praticamente non l’ho mai strusciata, come era logico che fosse dopo appena due giorni di allenamento. Tra l’altro faceva un caldo da morire. Lui mi diceva di giocare a sinistra, io invece me ne stavo all’ombra, a destra. Non volevo correre.
All’intervallo mi fa: “Stai altri dieci minuti e poi esci che non sei ancora in condizione. Lo faccio per non rischiare”, aggiunge.
Io reagisco: “No, tu m’hai detto che facevo tutta la partita”.
“Eh, ma sai…”. E allora sfodero il pezzo classico del repertorio, mi tolgo la maglia, la butto per terra. “Allora giocaci tu”. Poi ci sono due righe dove Cassano dice: “Passa qualche giorno e viene fuori la notizia che la moglie stava male e poco dopo lui dà le dimissioni. Ovviamente mi è dispiaciuto moltissimo quello che è successo dopo, il dolore che ha vissuto. Quello che ha passato è stato terribile”.
Oggi Prandelli e Cassano si ritroveranno ed è verosimile che (in campo o prima della partita) ci sarà un abbraccio fra i due. (Carlo Carotenuto, dal Corriere di Firenze di oggi)
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