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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Da La Nazione di oggi, l'eloquente articolo del responsabile dello sport della cronaca di Firenze, Francesco Matteini. Eccolo: “La Fiorentina, c’è solo la Fiorentina”, canta la curva Fiesole. Uno slogan che è croce e delizia di questa città. La passione per la squadra viola è viscerale, totalizzante. Radicata nel dna dei tifosi. Impermeabile a qualsiasi traversia. Immane dal morbo del disamore. Un patrimonio importante per la Fiorentina. C’è, però, un rovescio della medaglia. “La Fiorentina, c’è solo la Fiorentina”: è quel termine “solo” che suona al tempo stesso come dichiarazione d’amore e di fedeltà assoluta, ma anche come indisponibilità a qualsiasi rapporto. Come se tifare viola togliesse altre possibilità di tifare altre squadre che pure tengono alto il nome di Firenze nello sport. Eppure le occasioni non mancherebbero. Ieri c’è stata la presentazione ufficiale in Palazzo Vecchio dell’Everlast.Mabo, la squadra di pallacanestro che domenica inizia il campionato di B d’Eccellenza. Negli ultimi tre anni sull’Everlast sono stati fatti investimenti importanti. La squadra ha sfiorato la promozione in Lega Due, obiettivo che potrebbe centrare quest’anno. I fasti della Neutro Roberts sono lontani ma non dimenticati. Una squadra fiorentina in serie A deve essere un progetto, non un sogno. In serie A c’è praticamente da sempre la gloriosa Rari Nantes Florentia. Da qualche anno non lotta più per il vertice della pallanuoto nazionale, un nuovo De Magistris all’orizzonte ancora non si vede, ma è una squadra che fa sempre la sua bella figura. In campo femminile Firenze può essere considerata addirittura una capitale della pallanuoto con tre squadre in serie A: Fiorentina Wp, Rari Nantes e Firenze Mc Donald’s. In massima serie quest’anno anche il calcio femminile con le ragazze del Gioiello. Più in difficoltà la pallavolo, soprattutto quella maschile. Per chi ricorda gli scontri epici tra Ruini e Panini al palazzetto Iti di via Dei, l’assenza del volley ai massimi livelli è una ferita aperta da troppo tempo. L’elenco potrebbe continuare. Tutte queste realtà hanno un problema comune: la scarsità di risorse. Pochi spettatori e, di conseguenza, difficoltà nell’ottenere sponsorizzazioni. E senza soldi è difficile mantenersi o raggiungere i massimi livelli. E’ un po’ il cane che si morde la coda. “La Fiorentina, c’è solo la Fiorentina”. E' così. Vuoi leggere altro del genere?. Puoi confrontare anche "C'è anche altro" alla voce calcio donne, del 21-8-2006.
Si avvicina l'inizio dei campionati e prende sempre più piede l'appuntamento con Anteprima Sport su Toscana Tv. Stasera il terzo appuntamento, in diretta dalle 21 sempre con la coconduzione di Massimiliano Martini e del sottoscritto: nella puntata di oggi, per quanto riguarda la sezione fiorentina, dopo le ultimissimi sulla Fiorentina e le parole di Frey, incursione al campo dell'Affrico dove ieri c'è stata l'amichevole del Gioiello Firenze a una settimana dall'inizio del campionato di serie A di calcio femminile; poi puntata al Palazzetto dello sport di San Marcellino dove abbiamo trovato un Fotoamatore basket donne falcidiato dagli infortuni, e poi il volley con i ragazzi del Centro incontri. Notizie e informazioni in ogni caso su tutto il panorama dello sport gigliato a 360 gradi.
Di Admin (del 29/09/2006 @ 12:14:14, in CALCIO, linkato 368 volte)
Un’agenzia di scommesse inglese quota i possibili sconti che l’arbitrato del Coni farà alle società coinvolte in calciopoli. La conferma in blocco delle sanzioni per tutte e quattro le squadre, senza riduzione di sconti punti, è possibile giocarsela a 13 (gli inglesi quindi non credono alla linea dura, peraltro annunciata dai nuovi vertici della Federcalcio), ovvero giocando 1 euro se ne vincono 13 (per i profani di scommesse), mentre è quotata solo a 2 la possibilità che ci siano sconti a tutte e quattro le squadre. Si può scommettere anche sulla “forbice” dei punti che otterrà la Juventus (che è partita da –17 in B). Uno sconto da 7 a 10 unti è quotato 2,50; uno sconto tra i 4 e i 7 punti è dato a 3,30; uno sconto di 11 punti o più è considerato meno probabile ed è quotato a 5,50; addirittura a 8,50 è quotato il rigetto del ricorso, ovvero mantenimento dei 17 punti di sospensione. Tutto ciò è in un certo modo eloquente di come all’estero ci giudicano. Vogliamo scommettere?
Stasera su Toscana Tv a partire dalle 22.10 circa, seconda puntata dell'anno di Runners, Atletica e Podismo in Toscana, con tra l'altro le immagini e le interviste di domenica scorsa, Trofeo Carlo Lorenzini in Piazza Santissima Annunziata a Firenze, più un divertente speciale sulla Festa provinciale dell'Aics.
Di Admin (del 28/09/2006 @ 00:38:54, in PODISMO, linkato 458 volte)
La folla era tanta, e così la piccola Chiesa della Natività di Lastra a Signa non bastava. E poi non disponeva di pedana per le carrozzine. E allora è stato il sindaco di Lastra a Signa in persona a coordinare ilo trasferimento. Il corteo si è messo in movimento a piedi lungo la statale, scortato dalle autopattuglie dei Vigili e dei Carabinieri, fino alla chiesa di San Martino a Gangalando. Così le esequie di Giuliano Vignozzi, l’atleta cinquantasettenne diversamente abile, pioniere a Firenze dell’attività fisica per i non normodotati, si sono trasformate idealmente nell’ultima “marcia” tutti insieme. Come forse avrebbe davvero voluto lui. All’interno della chiesa, ai lati dell’altare, spiccavano i colori azzurro e giallo-fosforescente delle donne e degli uomini della Misericordia di Lastra a Signa, che avevano fatto precedere il corteo dal loro gonfalone a sfondo celeste. Ai piedi dell’altare stesso gli amici in carrozzina, la maggior parte atleti che proprio Giuliano aveva spinto all’attività agonistica.
E poi una folla traboccante ma ordinata a saturare ogni posto all’interno della basilica, con in prima fila le autorità cittadine, l’ex assessore allo sport della Provincia, Alessandro Martini, i familiari di Vignozzi. “Il suo pellegrinaggio sportivo a Santiago de Compostela – ha ricordato il sacerdote che ha officiato la cerimonia – più che per non ripiegarsi su sé stesso, come era la filosofia che Giuliano trasmetteva anche agli altri, voglio pensare che sia stato anche un modo per ricercare la Verità. Giuliano ha sempre voluto andare oltre, camminare oltre, inventarsi la vita. Lui non è vero che era così di carattere. No, chi dice questo non dice il vero. Lui aveva la volontà precisa di agire in quel modo. Lo sentiva quasi come un dovere. E anche domenica, nell’ultima sua corsa, era sul lavoro. A fare il suo dovere”. Lungo e sentito l’applauso che ha accolto il feretro alla fine dell’omelia.
E' sempre più uno scenario da brividi. Nelle intercettazioni sotto esame da parte degli uomini legati a Tronchetti Provera tra gli spiati ci sono la Juventus, la Figc e il suo presidente Franco Carraro, la Gea, l'agenzia di procuratori che faceva capo tra gli altri al figlio di Luciano Moggi e a Chiara Geronzi, figlia del banchiere titolare di Capitalia. Lo rivela ai magistrati una dipendente di Telecom. Non c'è che dire, sembrerebbe siano proprio le stesse intercettazioni che sono andate al vaglio della procura di Napoli (che emetterà entro un mese i relativi rinvii a giudizio) e sulle quali si sono basati i processi sportivi che hanno condannato Moggi e gli altri. Il quale Moggi con questo pretesto continua ad andare in televisione (stavolta è toccato a un poco battagliero Enrico Mentana ospitarlo, e sostanzialmente ha anche lui fatto condurre il gioco, in verità soporifero, al buon Lucianone, nonostante i buoni proprositi proclamati a inizio trasmissione) a proclamarsi vittima del sistema. Sulla vicenda, a livelo sportivo, indagherà Borrelli. L'Inter diciamolo, sempre a livello sportivo, rischia non più di una multa. Resta sempre sostanzialmente diverso "pedinare chi compra le partite" dal "comprare le partite". In ogni caso i risvolti della vicenda (tutta ancora da definire) restano inquietanti.
La buona notizia è che Francesco Saverio Borrelli, l'ex giudice di Mani Pulite, dopo aver parlato anche con il ministro dello sport Giovanna Melandri e col nuovo commisario della Federcalcio Luca Pancalli, non lascia il ruolo di capo dell'Ufficio indagini della Federcalcio. "Mi hanno chiesto - ha detto Borrelli - di revocare le mie dimissioni. Era però necessario verificare che ci fosse la volontà di compiere un'azione incisiva nel mondo del calcio e mi sembra ci sia...". Si è subito inquietato Antonio Matarrese, l'erede di Adriano Galliani come presidente della Lega Calcio (ovvero la persona che rappresenta tutte le singole società di serie A e B): "Borrelli non può essere la preoccupazione del mondo del calcio. Deve capire che ci sono dei ruoli da rispettare e deve integrarsi meglio nel nostro mondo. Non può essere l'uomo che spaventa, altrimenti si rischia un clima da Mani Pulite. Che facciamo, ricominciamo... Borrelli ha subito risposto: "Io non devo integrarmi con nessuno. Non devo giocare nè arbitrare. Devo solo conoscere la giustizia sportiva. Forse il mondo del calcio ha paura di me? Ma io non metto in galera nessuno, non dispongo intercettazioni e non uso metodi coercitivi...".
Da l'Unità del 21 di settembre ripesco un pezzo di Marco Travaglio: "
Mani Pulite durò due anni, e già parve un'eternità. Poi
arrivò la restaurazione, cioè Berlusconi. Piedi Puliti è
durata quattro mesi, e a molti è parsa anch'essa
un'eternità. Ma ora, se Dio vuole, con la fulminea
espulsione di Guido Rossi e Francesco Saverio Borrelli, è
finita anche quella.
In fondo, se non fosse stato per una stravagante
congiunzione astrale (due procure che intercettano i
telefoni giusti, il centrodestra non più al governo e il
centrosinistra non ancora), non sarebbe neppure cominciata.
Profittando di quel vuoto di potere, nel maggio scorso,
quelle due strane cellule di legalità riuscirono a
intrufolarsi nel corpo marcio del calcio italiano,
provocandovi fin da subito devastanti crisi di rigetto. Che
si estesero, per analogia, anche al mondo politico ed
economico, che poi è la prosecuzione del calcio con altri
mezzi. Un giurista e un magistrato, per giunta famosi,
anziani, onesti, indipendenti, senza nulla da perdere, ai
vertici di un Far West senza legge: ma chi si credevano di
essere? Per dire l'ardire: si erano addirittura messi in
testa che le partite le debba vincere chi segna un gol più
dell'avversario, e non chi controlla l'arbitro, o la cassa,
o la tv. Non contenti, appena giunti alla Federcalcio, i
due extraterrestri cominciarono ad applicare le regole
della Federcalcio. C'era per esempio un Ufficio Indagini
che non faceva indagini: Rossi pensò che Borrelli, esperto
di indagini, fosse l'uomo giusto al posto giusto. Apriti
cielo. L'ex procuratore di Milano fu accolto un po' peggio
di Al Capone. La destra strillò al comunismo che
s'impossessava del pallone per "fregare il Milan e
Berlusconi" (nessuno sapeva ancora dei traffici rossoneri
di Meani & Galliani, ma tutti li davano giustamente per
scontati). La sinistra, al solito, si divise in una
trentina di posizioni, da far impallidire il Kamasutra: chi
vedeva nei due galantuomini una minaccia pari alla discesa
dei marziani, chi l'aveva scampata nel ´92 e sperava che
Borrelli fosse morto o comunque relegato ai giardinetti con
i nipotini, chi si faceva precauzionalmente il segno della
croce, chi astutamente - come Prodi - avrebbe preferito
Gianni Letta, chi ingenuamente - come Giovanna Melandri -
s'illudeva che il cosiddetto "paese legale" dei furbetti e
dei marpioni fosse ancora salvabile e potesse reggere
l'urto di due persone perbene tutte insieme.
L'esperienza di questi quattro mesi insegna che,
probabilmente, non c´è più niente da fare. Rossi e Borrelli
sono stati sputati, vomitati, eiettati fuori dal Sistema
come corpi estranei, con una rapidità e una brutalità che
fanno riflettere: anche perchè il Sistema non sono soltanto
i politici, ma pure il mondo imprenditoriale che
dell'Italia pallonara è il padrone, con l'aggiunta di gran
parte della classe giornalistica e intellettuale. Eran
tutti per la "pulizia a ogni costo", per "non abbassare la
guardia", per "pene esemplari", quattro mesi fa, quando i
giornali e persino i telegiornali pubblicavano
quotidianamente le intercettazioni di Moggi e dei suoi
compari. Lisciavano il pelo ai tifosi schifati per quello
che stava emergendo, fino a portarli al livello di
saturazione. Dopodichè, con agile guizzo, bastò far sparire
dai giornali e dai tg l´oggetto dello scandalo - le
intercettazioni - gettando in pasto al popolo bue un po' di
panem et circenses (la vittoria ai mondiali), per far
dimenticare tutto. Anzi, per diffondere la diceria che si
stava meglio quando si stava peggio. In fondo, non s'era
fatto così anche per Tangentopoli? Dopo due anni passati a
discutere di tangenti, si cominciò a parlare del colore
delle toghe dei giudici: così un'indagine sulla corruzione
diventò un complotto politico. Il gioco di prestigio
funzionò così bene che le stesse persone l'hanno replicato
pari pari per Calciopoli. Solo che stavolta si son fatti
furbi e hanno accorciato i tempi: 120 giorni, non uno di
più. Complice, si capisce, la consueta grancassa
politico-mediatica che va dal ministro della Giustizia
Mastella, intimo di Moggi e Della Valle, al partito del
Milan (altrimenti detto Forza Italia, o Fininvest, o
Mediaset, o Mediolanum, e prossimamente Tim) con tutti i
suoi vassalli, valvassori e valvassini, ai soliti noti
della sinistra dialogante o più semplicemente milanista e
juventina, col contorno di Panebianchi, Ostellini e
Platinetti ansiosi di dimostrare che, se il calcio è
marcio, è colpa delle leggi e di chi le fa rispettare. Un
coro unanime di trombette e tromboni ha accompagnato
l´insabbiamento a rate dell´indagine di Borrelli, la
spoliazione del processo pezzo per pezzo, di sconto in
sconto, di saldo in saldo, di colpetto di spugna in
colpetto di spugna, nella via crucis dei diciassette o
diciotto gradi di giudizio previsti dalla cosiddetta
giustizia sportiva. Fino alla comica finale, annunciata per
i prossimi giorni, dell'imperdibile "arbitrato Coni".
Intanto i vecchi marpioni facevano il loro gioco di sempre:
gli eterni Petrucci e Pagnozzi, fauna protetta del Jurassic
Park pallonaro, quelli che per decenni non hanno mai visto
né sentito né saputo nulla, guardavano dall´alto
quell´anziano signore d´altri tempi con la schiena dritta
che arrivava in autobus, si faceva largo fra telecamere e
autoblu, e saliva l´ascensore con la cartellina sotto il
braccio. Lo guardavano, sorridevano e si rimettevano in
moto, mentre con la consueta trasparenza i presidenti dei
club riesumavano dalle macerie di Punta Perotti don Tonino
Matarrese. Fiutando l´aria che girava, si rivide anche
Lucianone in tutto il suo splendore: dopo un´estate di
tregenda sul suo yacht privato in quel di Capri,
organizzava la riscossa con i suoi ricattucci appena
accennati ("eh, se parlo io...", "certe cose le dirò
un´altra volta...") e i suoi addetti stampa ben nascosti, o
fin troppo visibili, nei giornali e nelle tv. Dalla finta
lacrima di fine campionato ("mi hanno rubato l´anima,
questo non è più il mio mondo") alla protervia delle
ospitate a Ballarò e a Quelli che il calcio fino alla
pochade delle rubriche da "opinionista" su Libero e Antenna
3: tutto in quattro mesi.
Il ritorno dell´uomo che sussurrava agli arbitri, e
soprattutto ai designatori, e la cacciata di Borrelli e
Rossi (accusato addirittura di "conflitto d´interessi" da
chi ha digerito per anni Galliani alla Lega Calcio e
Berlusconi a Palazzo Chigi senza batter ciglio) è un
simbolo, l´ennesimo, dell´Italia del Gattopardo, anche se
con l´andar del tempo il principe di Salina è scaduto a ex
vicecapostazione di Civitavecchia. E s´è visto pure
ritoccare il celebre motto "cambiare tutto perché non cambi
nulla" che presupponeva quantomeno un´ombra di cambiamento.
Oggi invece non si cambia nulla per non cambiare nulla.
Punto e basta. Per questo la semplice uscita di scena di
Rossi e Borrelli (senza dimenticare il professor Cesare
Ruperto, altro pericoloso incensurato) pare inadeguata al
momento storico. Per dare l´idea dello scontro di questi
quattro mesi, degli interessi intoccabili e indicibili in
gioco e dell´abisso che separa i vincitori dai vinti, le
dimissioni di Rossi, Borrelli e Ruperto non bastano.
Bisognerebbe proprio arrestarli."
Di Admin (del 25/09/2006 @ 12:16:10, in CALCIO, linkato 371 volte)
Traggo ed estrapolo da un pezzo di Fulvio Bianchi su Repubblica di oggi. "Sono schifato perchè sono stato spiato da chi si professa onesto. L'Inter? Giochi da sola". Così Massimo De Santis, l'arbitro considerato il "manovratore fisico" della cupola moggiana: lo ha detto in tv. Moratti, patron dell'Inter respinge le acuse indignato: "L'Inter non centra e basta". "Questo signore ultimamenente se l'è presa con Ancelotti, Ruperto, Guido Rossi, Borrelli e adesso anche con me: non mi dispiace essere in questa compagnia". Indignazioni anche di Mancini e Oriali, allenatore e uomo di mercato dell'Inter. Non poteva non esprimersi anche Maurizio Zamparini, il vulcanico (si dice sempre così) presedente del Palermo: "Mi auguro che non succeda nulla all'Inter perchè non ha mai manipolato il campionato. Sarebbe una cosa diversa da chi, invece, coleva vincere il campionato...". Ma ora - si legge ancora nel pezzo - la palla passa all'Ufficio Indagini della Federcalcio. Domani si decide il da farsi, quando ci sarà in sede anche Francesco Saverio Borrelli, che aveva annunciato le dimissioni da Capo dell'Ufficio indagini ma che ha ricevuto svariat attestati di stima, tra cui quelli del nuovo Commissario Figc, Luca Pancalli, oltre che del Ministro dello sport Giovanna Melandri. Potrebbe essere aperta un'inchiesta per capire chi diede ordine di intercettare De Santis, di pedinarlo, indagarlo, spulciandone anche i conti bancari. "E perchè?" Si domanda Fulvio Bianchi. "Per ricattarlo?". Questa la versione di Moratti: "Una persona si offrì di farlo. Conosceva alcune persone in grado di darci informazioni perchè lavoravano al ministero dove aveva lavorato De Santis. Ma non ne uscì nulla". Ora, osservo io, "non ne uscì nulla" è diverso da "non ne facemmo nulla". E l'articolo infatti prosegue così: "E all'osservazione che "la giustizia sportiva ha bastonato De Santis il patron nerazzurro ha così replicato: "Deduco che proprio visionari non fossimo". Per vederci chiaro, comunque potrebbe intervenire Borrelli con i suoi "007". Chiedendo l'aiuto dei magistrati che indagano sul caso Telecom. Spiare un arbitro è sicuramente reato per la giustizia sportiva (articolo 1). Ma Moratti mette le mani sul fuoco: "Noi non centriamo". CHi centra allora? La stagione dei veleni non finisce mai." E infine la chiusura del pezzo, anche essa emblematica per capire in che tempestosa palude ci troviamo: "Su calciopoli questo il pensiero di Silvio Berlusconi: "Meglio nn parlarne, è una montatura enorme"." Colpo d grazia.
Quello dopo Udinese-Fiorentina è il post numero 100 che ho inserito in questo giovane blog. Sono arrivato a un piccolo traguardo che mi sembra giusto sottolineare con i navigatori che transitano da queste pagine numerosissimi, sicuramente più numerosi di quanto si poteva ipotizzare dopo soli tre mesi. In effetti non c'è stato quasi il tempo di spiegare nemmeno il perchè è nato questo blog, anche se i motivi sono facilmente intuibili: aggirare certe barriere, certi paletti. In tanti poi verbalmente mi hanno manifestato in queste settimane le loro felicitazioni: la parola più usata in questi discorsi è stata un "finalmente". Credo che presentare ai lettori delle idee vere (qulunque esse siano purchè espresse nell'ambito della civiltà, della correttezza e della legalità) sia comunque un servizio importante e di utilità per tutti: dare motivo di riflessione e di discussione su temi che riguardano la vita di ogni cittadino. Perchè lo sport, di cui sono un cultore e in cui sono immerso per motivi professionali e non, come ci insegnavano, è foriero di valori educativi positivi. A volte però non è così e il giocattolo si rompe, talvolta ingannando gli stessi fruitori. Occorre vigilare. Sempre. Potrei continuare a lungo ma non credo sia necessario, anche perchè come sempre, credo sia più opportuno dare la parola agli argomenti.
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