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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Fischiare, inveire e ululare verso i giocatori della propria squadra. C'è ancora qualcuno (tanti) che pensa che questa sia una maniera efficace di farla rendere meglio. Sottolineare il passaggio sbagliato, incitare l'atleta con un "Vai!, Andiamo!", non col tono di chi dice "Forza ragazzi, siamo con voi, tutti insieme ne usciremo", ma col tono di chi dice: "Vai!, Andiamo!, Razza di pelandroni mangiaaufo...!". Il dito alla bocca portato da Adrian Mutu verso la tribuna dello stadio Franchi ieri dopo aver segnato il gol del 2-1 della Fiorentina col Cagliari racchiude anche questi concetti. Non soltanto una situazione contingente a quello che era accaduto poco prima in campo (Mutu fischiato per un passaggio sbagliato). "Noi ci impegnamo sempre al massimo - ha poi spiegato Mutu - e a volte abbiamo anche il diritto di tentare qualcosa di più dell'ordinario, soprattutto in casa. Ecco perchè il pubblico amico non dovrebbe mai fischiare". Mutu se lo può permettere. Ha a disposizione un megafono enorme per farsi sentire. E ha parlato (inconsapevolemente) anche a nome di tutto il mondo del calcio italiano, dai bambini ai più grandi, che è stufo di andare in campo con i genitori o i propri tifosi che inveiscono contro loro stessi. Il suo è un messaggio universale, importante per fare passi avanti verso una migliore cultura sportiva. Ed è un suggerimento al pubblico (di Firenze e non) che in un clima più sereno, più disteso, più di fair play (non solo nei gesti da cerimoniale) si potrà anche vincere qualcosa di più. Perchè un giocatore che va in campo sapendo di avere il proprio pubblico pronto a beccarlo al primo errore sicuramente va in campo più teso e più suscettibile ad errori ulteriori. Ecco spiegati anche i numerosi casi in cui una squadra si esprime meglio in trasferta che non tra le mura amiche. Grazie Mutu. Nel frattempo, Buon Natale a tutti.
Il giorno dopo i quattro gol di Toni nel 6-0 del Bayern Monaco all’Aris Salonicco che vale il passaggio del turno al primo posto nel girone per i tedeschi (sì, dice, che centra? Niente, solo per dare una notizia per i più distratti) solo la curva Fiesole presenta il consueto colpo d’occhio da tutto esaurito per Fiorentina Mladà Boleslav, partita decisiva e definitiva per la qualificazione dei viola alla fase successiva di Coppa Uefa. La tribuna Maratona presenta un “grumo” di tifosi, la Ferrovia è come una spiaggia d’inverno. Completamente vuoto il “formaggino” dei tifosi ospiti. Sono poco più di 11mila 140 i presenti. Sarà il freddo, sarà che ci sono i regali da fare, sarà anche che (scongiuri ammessi) si ha quasi la certezza che i viola proseguiranno il cammino in Europa e quindi teniamo in serbo i soldi del biglietto per altre occasioni. Gli ospiti della Repubblica Ceca giocano in completa tenuta bianca, stile Real Madrid. Lo sponsor, naturalmente, Skoda. Nel primo tempo rigore per i viola al 42’: lancio di Liverani per Pazzini, affossato in area. Mutu sul dischetto, cucchiaio. In precedenza c’èrano stati un rigore reclamato al 7’ da Pazzini, e due tiri al volo fuori dello stesso Pazzini.
Nel secondo tempo Pazzini, servito da Mutu manca una facile occasione da gol e il romeno si volge con sguardo gelido verso la panchina come a dire a Prandelli, "Ma quando lo togli questo?". Non bell'episodio, ma ormai si sa. Intanto David Guetta può annunciare per radio che domani il sorteggio Uefa sarà seguito da due inviati. La Fiorentina ha altre occasioni in attacco, ma pochi minuti dopo, al 16' del secondo tempo, un tiro dalla lunga distanza misurato a 113 chilometri orari (il primo dei cechi nello specchio della porta) "perfora" Lupatelli. Due minuti dopo esce Pazzini ed entra Vieri. E per il ragazzo toscano sembra la bocciatura definitiva. Ironia della sorte, tre minuti dopo, alla prima palla toccata da Vieri, lancio ancora una volta di Liverani sul filo del fuorigioco, Bobo non si fa pregare e mette dentro. Qualche minuto dopo lo stesso Vieri non centra il bersaglio, servito da Mutu dal settore di sinistra. Ma i due si parlano, il primo si scusa, l’altro accetta le scuse. Dettagli importanti. Al 32’ Prandelli fa uscire Mutu (lo risparmia) per Osvaldo. In precedenza Vieri e Mutu avevano più volte duettato a colpi di colpi di tacco. Intanto l’Aek Atene segna il gol del pareggio con il Villareal con Rivaldo e la Fiorentina sarebbe prima nel girone. Ma immediatamente il Villareal risponde e torna di nuovo avanti. E così i viola incontreranno una squadra che proviene dalla Champions League. C’è spazio anche per un generale “chi non salta è bianconero”, tanto per scaldarsi un po’.
E alla fine parte il cerimoniale del fair-play. Gli steward, ben istruiti, stendono il tappeto viola e si mettono ai suoi lati, i giocatori viola stanno per uscire dal campo e si ricordano quindi che si devono fermare. Arrivano i giocatori cechi, con le maglie viola scambiate indosso, strette di mano, ringraziamenti e saluti. Applausi. Non è difficile. Spiegateglielo a Matarrese.
Di Admin (del 18/12/2007 @ 09:54:46, in CALCIO, linkato 316 volte)
“E continua… E continua…!”. E’ ormai diventato un tormentone lo sfogo di Luciano Moggi a Radio Blu quando si arrabbiò con Fabio Russo perché insisteva al telefono a fargli domande…un po’ imbarazzanti, le domande che ognuno di noi avrebbe voluto fare a Moggi. “Gli avevo detto che sono in riunione, che ho solo cinque minuti di tempo e lei continua a far domande! E lei continua… Continua…!”, sbottò a un certo punto Moggi di fronte a MartelloRusso. Già, perché Moggi al telefono parla solo quando deve fare affari e/o aggirare le squalifiche (per cinque anni dopo le sentenze di quest’estate non dovrebbe occuparsi di calcio, almeno con incarichi ufficiali). E le rivelazioni che emergono dalle 407 pagine delle trascrizioni delle intercettazioni recenti (2006-2007) predisposte dai Pm di Napoli Beatrice e Narducci non sorprendono nella sostanza ma fanno capire che siamo ancora ben lontani (ma si sapeva) ad aver ripulito il calcio. Moggi parla con Alessio Secco, ora direttore sportivo della Juventus e gli ordina la strategia da seguire nei confronti dell’allenatore Deschamps, poi viene fuori che Nocerino, che era già sulla macchina per arrivare a Firenze e pare avesse anche già scelto il numero di maglia alla Fiorentina viene stoppato perché Moggi pone il veto (suo figlio Alessandro ha la procura di Nocerino). Ieri, tra l’altro, la Juve dopo il Consiglio di amministrazione ha ribadito per bocca dell’amministratore delegato Blanc che Secco gode della fiducia della dirigenza bianconera, che lo considera “autonomo e corretto”. Più che altro, direi io, utile. Moggi parla con ovviamente con Roberto Bottega, che ancora era dentro la Juventus, con dirigenti federali, direttori sportivi (Rino Foschi del Palermo, che lo difende a spada tratta, Fabrizio Lucchesi, il vecchio caro “moggino”, come veniva chiamato quando era alla Fiorentina), pare volesse tentare di acquisire il Siena, pare che abbia messo le mani, tramite Briatore, nel Queens Park Rangers, mettendo dentro nei posti chiave (a cominciare dall’allenatore, De Canio) tutti uomini a lui da sempre vicini. Il bello è che mentre Moggi (ri-parlava) al telefono sapesse di essere intercettato. “Non parliamo di arbitri” dice a De Nicola che si sta sfogando al telefono. E lui: “Va be’, stiamo a fa un commento io e te Lucià. Ma che cazzo, mo… no ma che centra… Comunque poi ne parliamo a voce”.
Ma cosa ti vuoi aspettare da un mondo, quello del calcio, dove nel frattempo succede, nell’ordine: 1) che la Lega calcio non ha rinviato la decisione su che tipo di gesto di fair-play far applicare a gennaio dalle squadre dopo la partita (incredibile che uomini maturi, proprietari di squadre, imprenditori da anni, non riescano a mettersi d’accordo nemmeno su simili – importanti - facezie). 2) che l’ex presidente della Figc Carraro, invece di chiedere scusa all’ex presidente del Bologna Gazzoni-Frascara per aver contribuito al suo fallimento (fosse anche inconsapevolemente e in buona fede comportandosi con specchiata rettitudine…) lo attacca aspramente, e giacchè c’è ribadisce che è stata la Federcalcio (alla faccia del rinnovamento!) a chiedergli di non dimettersi dall’Esecutivo Uefa a rappresentare l’Italia, almeno fino alla scadenza del mandato, nel 2009. 3) che il presidente del Milan ed ex presidente del Consiglio a Malpensa va a farsi ritrarre mentre scende dall’aereo della squadra di ritorno dal Giappone con la Coppa intercontinentale in mano e facendosi forte di questo spiega “che calciopoli è stata “tutta una montatura”. Andiamo bene…
L'unica nota positiva è che queste nuove intercettazioni possono avere l'effetto di annullare la prescrizione incombente per la vicenda calciopoli. Ringrazio e sono con Beatrice e Narducci. Buon lavoro.
Di Admin (del 13/12/2007 @ 22:16:59, in CALCIO, linkato 284 volte)
Troppi insulti, i Pulcini non giocano
La decisione presa dalla dirigenza dell'Us Ponte a Elsa 2005 per scuotere i genitori. Da Repubblica.it. "Una domenica senza calcio. Una giornata senza praticare il loro sport preferito. Una rinuncia grande se si parla di bambini e in modo particolare di Pulcini. A Ponte a Elsa, una frazione a cinque chilometri da Empoli, la giovane società locale Us Ponte a Elsa 2005 ha deciso di dire basta alle volgarità provenienti dagli spalti. E così è stato deliberato che le categorie 1997, 1998 e 1999 non scenderanno in campo nel prossimo weekend.
L'annuncio della decisione è stato dato mercoledì sera nel corso della festa di fine anno. E i bambini hanno portato cartelli con scritte in tema. "Gli sbagli degli adulti uccidono il nostro gioco", "No alle parolacce, sì al divertimento dei bambini", c'era scritto. Un messaggio forte e chiaro diretto in primo luogo ai genitori, sempre un po' troppo... presi da quanto accade in campo, ma anche agli avversari. In fondo si tratta di partite di bambini, dove più che il risultato dovrebbe contare il gioco e la voglia di stare insieme.
L'idea è stata partorita dal direttore sportivo Michele Mango con la collaborazione del dirigente Gino Chiorazzo e del presidente Danilo Barnini ed è stata ratificata dal consiglio direttivo.
«È stato deciso lo stop - spiega Mango - alle gare in cui c'è l'obbligo dell'arbitro di casa. Partite in cui, in più occasioni, si sono verificati alcuni fatti davvero deplorevoli».
Che l'agitazione selvaggia, violenta, improvvisamente devastante degli autotrasportatori non fosse qualcosa di normale ne avevo avuto la percezione. Poi leggo che il segretario di una delle sigle sindacali (quella più oltranzista) che "capeggiava" la rivolta dei Tir è parlamentare di uno dei partiti dell'opposizione. Anzi, era stato sottosegretario ai trasporti nel precedente governo. Leggo anche di manovre dell'ex presidente del Consiglio, accertate dalle solite intercettazioni telefoniche, per "convincere" in cambio (come minimo) di futuri incarichi nel nuovo governo senatori dell'attuale maggioranza a passare dall'altra parte. Tentativi di cui si vociferava, ma che adesso pare siano una certezza. E allora ancora una volta (e anche in questo campo) mi viene da guardare fuori del nostro Paese. Alle democrazie europee dove chi vince le elezioni riceve le congratulazioni di chi le ha perse, governa per il tempo previsto della legislatura, mentre intanto l'opposizione cerca di far valere le proprie idee e cerca di far passare le istanze della parte di popolazione che rappresenta, in modo civile e comunque nell'interesse del Paese e della crescita collettiva. Alla fine si tirano le somme e alle successive consultazioni ci si sottopone di nuovo al giudizio degli elettori. Qui invece "o io o morte". Chi è al governo prova a governare, gli altri cercano con ogni mezzo di sfilargli il giochino dalle mani. In un gioco al masacro che non fa gli interessi della gente, ma solo di pochi. Sembra demagogico e qualunquista, lo so. Ma va detto, una volta di più.
Oggi pomeriggio ero in modo di ritorno da una conferenza stampa e vedo un distributore di benzina affollatissimo di auto, con una coda inusuale di vetture. “Ci sarà una promozione particolare – penso io – anche se di solito queste cose le fanno il venerdì. Oggi che giorno è? Martedì. Boh! Quasi, quasi vado a vedere di che si tratta…”. Poi ho soprasseduto. Mancavano circa cinque minuti ad un appuntamento ed avevo l’occasione di essere puntuale (il che è sempre buona cosa). Nel pomeriggio. Una televisione accesa. Durante un programma di intrattenimento per ragazzi scatta il Tg Flash. “Gli autotrasportatori sul piede di guerra. Il blocco procede ad oltranza. Problemi per gli approvvigionamenti di carburante e per le derrate alimentari, in particolare frutta e verdura che scarseggiano nei grandi magazzini”. Questo il titolo della prima notizia. “E’ scoppiata la guerra!? – penso - Eppure ieri sera ho fatto benzina alla moto in tutta tranquillità”. Cerco su internet, per avere un’idea di quello che succede, dei motivi della protesta degli autotrasportatori e, pur rispettando le loro rivendicazioni e trovandole anche in certi casi condivisibili, fatico a capire il motivo di tanta asprezza e durezza tutta all’improvviso, dopo che già avevo letto e visto delle code e dei blocchi stradali che stanno provocando in tutta Italia. Poi ho (ri)considerato (banalmente, perché lo sappiamo tutti) che questo Paese si governa sul trasporto su gomma (l'80 per cento delle merci trasportate, per la precisione, un'immensità solo italiana. Treni e trasporto alternativo, si sa, sono un far west. Dipendiamo dai camion). In tarda serata, rientrando a casa, vedo effettivamente le code ai distributori. In autostrada accosto per vedere se riesco, en passant, a “rabboccare” (l’avevo fatto ieri, come detto, il pieno). Non c’è coda. Mi dico, “ecco, tutto questo allarmismo era ingiustificato”. “Carburanti esauriti”, recita però il cartello. I gestori, ridendo istericamente ma nervosamente con le mani in mano, fanno segno che più avanti, al distributore di Firenze Nord, quello che fa da “sentinella” prima del tratto appenninico Firenze-Bologna, il carburante c’è. Già prima dello svincolo però c’è la coda, che sta bloccando anche tutto l’ingresso in autostrada. Saranno almeno due chilometri di coda per far benzina, magari ci sono automobilisti che devono rientrare a casa e rischiano di rimanere in mezzo all’Appennino. Io che non ho esigenza proseguo dritto. Avevo letto che da mezzanotte sarebbe scattato una sorta di precetto per gli autotrasportatori che devono portare a destinazione generi di prima necessità. Non posso pensare che il Governo di questo Paese, fino a prova contraria un Paese che appartiene alla civiltà, si faccia inchiodare e paralizzare dalla protesta di un numero (in percentuale, rispetto alla popolazione) molto limitato di persone (circa 300mila sono i camionisti in Italia, dicono le stime). Aspetto le prossime ore per avere la conferma del fatto che viviamo in un Paese ancora salvabile, in un Paese da terzo mondo o in un Paese da catastrofe imminente, come descrive lo scenario futurcomicofantascientifico del film appena uscito “2061” con Diego Abatanntuono.
Di Admin (del 07/12/2007 @ 15:02:14, in CALCIO, linkato 309 volte)
Finalmente una vera buona notizia. Ho tirato un sospiro di sollievo dal profondo del cuore (o dello stomaco, o più semplicemente dei polmoni, fate voi). Insomma mi si è aperto il cuore oggi mentre ero in diretta a Radio Blu ed era in collegamento telefonico il direttore generla dell'Udinese Pietro Leonardi. Il dirigente, dopo aver fatto i complimenti alla Fiorentina per l'iniziativa del "terzo tempo e del saluto fra le squadre a fine partita" ha detto anche: "Tra le nostre tante iniziative abbiamo anche in ponte quella di un vero e proprio terzo tempo, con le due squadre che si ritrovano a mangiare insieme anche dopo la gara con libero accesso ai giornalisti liberi di intervistare chi vogliono". Cosa che del resto avviene, ed è la norma, negli altri sport. Dove a fine gara vai e parli con i protagonisti. Cosa che avveniva qualche anno fa anche nella serie A del calcio, con la famosa "zona mista", dove i giocatori transitavano dopo la partita. Li intercettavi. Se si fidavano di te e ti ritenevano attendibile ti rilasciavano dichiarazioni e commenti. L'idea di Leonardi sarebbe un (necessario) passo avanti per far tornare a livelli più dignitosi e meno asfittici la professione del giornalista sportivo (calcistico). Ne guadagnerebbero anche i tifosi che avrebbero un'informazione meno preconfezionata, più variegata e diversificata. Certo le società perderebbero un pizzico di "controllo" dell'informazione. Ma ne guadagnerebbero in credibilità.
Di Admin (del 07/12/2007 @ 11:24:53, in CALCIO, linkato 292 volte)
Si sapeva che sulla questione "terzo tempo" ci sarebbero stati dei "distinguo", delle prese di posizione strane, tipo "la cosa deve essere spontanea, altrimenti io la mano all'avversario non la do", oppure "non posso rincorrere l'avversario per salutarlo se lui non vuole". Si sapeva. Il mondo del calcio è retrogrado e non vuole crescere. Non capisco perchè nella pallavolo alla fine di una partita sia automatico che i giocatori delle due squadre vadano alla rete e si incrocino dandosi la mano e nel mondo del calcio questo non possa avvenire. La Lega deciderà giovedì. In ogni caso la Fiorentina ha già fatto sapere che continuerà la (lodevole) iniziativa.
Si sapeva anche che il mondo del calcio è pieno di debiti e di scandali, che ci sono quasi 800 milioni di contributi da versare all'erario da parte delle società di calcio, che da un paio di anni la tolleranza zero non c'è più, ovvero non viene applicata rigidamente la regola che chi non è in regola con il pagamento delle tasse non si può iscrivere al campionato. Ancora una volta il mondo del calcio fa storia a se. "Le tasse le paghino i cittadini. Anche le nostre, please".
Il terzo "si sapeva" riguarda le dichiarazioni di Pantaleo Corvino, direttore sportivo della Fiorentina. "Con la nuova redistribuzione dei diritti televisivi per noi non cambia niente e non lotteremo per lo scudetto dal 2012 come invece avevamo annunciato prima". Anche questo (che la nova ripartizione non avrebbe riequilibrato più di tanto i valori in campo) si sapeva, e si doveva sapere prima. Prima di promettere e dilazionare speranze ai tifosi. Poi che la Fiorentina saprà comunque costruire un castello importante con tanta fantasia e appropriato management, su questo non abbiamo dubbi. Ma si sapeva che la situazione dei diritti era questa. Anche perchè sono stati gli stessi Della Valle e Mencucci l'amministratore delegato che hanno sempre detto che non partecipano alle riunioni di Lega perchè "tanto si sa già prima cosa viene deciso". E allora, in tutta franchezza, questo gioco delle due carte tra società e direttore sportivo non mi è piaciuto.
E' stata una settimana tribolata, terribile, un lungo e intenso bagno di emozioni (purtroppo non sempre "emozioni" è sinonimo di gioia). Poi la Fiorentina ha affrontato l'Inter e Cesare era regolarmente in panchina, ha toccato con mano l'affetto di Firenze tutta, e non ha potuto fare a meno di far diramare un eloquente e breve comunicato al termine della partita col suo pensiero e con la sua riconoscenza. "Ringrazio, anche a nome della mia famiglia, il pubblico della Fiorentina e tutta la città di Firenze per lo straordinario tributo, la grande civiltà e il senso di rispetto dimostrato in questi giorni".
Nella stessa giornata la Fiorentina ha lanciato sul campo il "Progetto Fair Play" al fine di rendere sempre più lo stadio uno spazio di divertimento e di spettacolo per tutti, bambini e famiglie comprese. Il progetto è nato con l’intenzione di promuovere una cultura del fair play tra i tifosi della Fiorentina. In occasione della partita Fiorentina–Inter anche la squadra ha partecipato alla promozione del lancio dell’iniziativa. Al termine della partita i calciatori hanno salutato la squadra avversaria con un applauso prima dell’uscita dal campo di gioco. "Promuovere una cultura del “terzo tempo” - si legge nel comunicato diramato dalla società dopo la partita - è parte integrante del progetto Viola Fair. I calciatori della Fiorentina hanno voluto così sottolineare che al di là del risultato e al di là dell’agonismo che caratterizza i 90’ di una partita, fa parte dell’essenza del calcio saper vincere e saper perdere nel pieno riconoscimento dei meriti e del valore degli avversari.". Detto questo a me oggi non interessa qui, analizzare la prova sul campo dei viola. Auspico solo che questo modo di comportarsi dopo la partita da parte della squadra si ripeterà anche in seguito, e non solo oggi perchè c'era da lanciare l'iniziativa. Dopo tante chiacchiere e parole ecco il primo Fatto, con la F maiuscola per riportare un po' di normalità nel mondo del calcio. Proprio nel giorno in cui Catania e Palermo si affrontavano di nuovo a Catania, un anno dopo i tragici fatti che portarono alla morte di Raciti. E "puntualmente" il pullman del Palermo è stato assaltato con lanci di uova e arance. E poi dice che la vedova Raciti "parla troppo".
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