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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Premessa: questo è un pezzo di commento sulle vicende di mercato della Fiorentina. Per una volta anche io vado a ficcare il naso nelle strategie di mercato, a parlare di un tema di cui anche il miglior esperto del settore non può conoscere altro che la punta dell’iceberg, ovvero una piccolissima percentuale rispetto a quello che c’è sotto l’acqua. Tema: la Fiorentina punta a migliorare la squadra del prossimo anno oppure no? Svolgimento. D’accordo, il motto-passaparola, soprattutto dopo che andò via Batistuta, l’ultima Bandiera conclamata viola, è “i giocatori se ne vanno, la Fiorentina resta”. Ma non lasciate andare via Liverani, l’uomo-idea, il cervello in campo, l’uomo che pensa con i piedi, e non è un dispregiativo, colui che il tecnico Prandelli impiega praticamente senza sottoporre al turnover salvo cause di forza maggiore. Cosa che sembra sia più di un allarme. Leggo dalla Gazzetta dello Sport un pezzo siglato Matteo Dalla Vite dove si spiega che al giocatore l’uomo-mercato Corvino, prima di partire per il Brasile da dove è rientrato da pochi giorni, sembra “soddisfatto” (come anche in questo pezzo si legge), aveva fatto una proposta di prolungamento per altri due anni del contratto in scadenza (e questo lo sapevamo) ma, apprendo, con cifra al ribasso. Al ribasso! Al ribassooo! Se questa notizia è confermata (e non vedo perché non dovrebbe esserlo) allora qualcosa mi sfugge. Anzi, me ne deriva una conferma: che non c’è identità di vedute tra Prandelli e il Diesse, come si sussurra da tempo. Perché se è vero che i soldi ci sono, che il tesoretto c’è, non capisco perché non fare subito un’offerta congrua a Liverani. Ribadendo che sono favorevole alla politica della Fiorentina, del tetto ingaggi, della moralizzazione del sistema che comincia dal tagliare gli sprechi e i contratti faraonici e così via (purchè la società non ci marci e non lesini investimenti); ribadendo anche che ho sposato la linea di lavoro di Corvino che chiese la collaborazione dell’ambiente stampa accalorandosi molto per quasi due ore con i giornalisti il giorno della presentazione di Da Costa, in questo caso il dubbio mi resta. Perché Liverani dovrebbe accettare un contratto al ribasso? Non viene mica da stagioni fallimentari! Non è mica uno che ha fatto casino negli spogliatoi! E allora perché indurlo a cambiare squadra? Perché non venire incontro alle esigenze del giocatore, che ha ribadito che gli piacerebbe rimanere a Firenze, e a quelle dell’allenatore, che lo impiega al massimo delle sue possibilità? Forse prossimamente ci saranno le risposte a queste domande. Non cambiate canale…
Completa tenuta blu contro completa tenuta rossa. L’andata della semifinale di Coppa Uefa tra Rangers Galsgow e Fiorentina sembrava il confronto del calciobalilla. Ma solo a livello cromatico. E’ finita 0-0 e tutto si è verificato secondo il copione (alquanto stravagante) preannunciato alla vigilia dal tecnico dei blu, Smith, che, dal momento che aveva una formazione rimaneggiata per squalifiche e infortuni, aveva opportunamente dichiarato che avrebbe puntato a una partita di contenimento, per poi giocarsi tutto a Firenze contando di fare quel gol in trasferta che vale doppio. Non credevo che sarebbe successo, nonostante i precedenti analoghi dei Rangers in questa coppa Uefa non siano mancati (due qualificazioni al turno successivo su tre ottenute dagli scozzesi dopo uno 0-0 in casa), e invece è andata davvero così: con tutta la squadra padrona di casa costantemente dietro alla linea del pallone in fase difensiva. La squadra viola è stata assolutamente più intraprendente nel primo tempo, poi, forse anche per conformarsi al copione di solito interpretato dalla squadra italiana, è diventata più statica nella ripresa e non ci sono stati gol. In ogni caso a fine partita ha avuto un possesso palla del 67 per cento, una cfra stratosferica. Il tecnico Smith nel secondo tempo ha tolto perfino dal campo in un doppio cambio anche i due attaccanti migliori (Novo e Darcheville)e probabilmente lo fa per preservarli in vista del confronto scudetto del campionato scozzese di domenica prossima col Celtic. E’ stato, tra l'altro, uno 0-0 alquanto diverso nel gioco da Barcellona-Manchester di ieri, semifinale di Champions League; e si è vista nell’impietoso confronto tra i due match la differenza di caratura tra le due competizioni. "Avremmo messo la firma per giocarci tutto a Firenze dopo uno zero a zero qua - ha spiegato a fine gara Prandelli - anche se è ovvio che questo è comunque un risultato pericoloso perchè a Firenze siamo costretti a vincere". Ora la gara del 1° maggio a Firenze con lo stadio Franchi che è già esaurito si presenta come una (semi)finale secca. Ci si gioca tutto in 90 minuti. Inutile dire che sarà anche il commiato dal pubblico amico per quest’anno con la competizione europea. Ed ecco spiegato anche forse perché i biglietti sono stati venduti tutti, ancora prima di sapere cosa sarebbe successo in Scozia. Al di la della fiducia che ormai il pubblico di fede viola ripone a prescindere in questo gruppo di giocatori. Inutile anche dire che l’onore del calcio italiano (per usare una frase fatta trita e ritrita) deve essere difeso da questa squadra, unica rimasta in Europa a rappresentarlo, ancorché nella Coppa di minore importanza. Ha già vinto anche La7: quest’anno acquisendo i diritti televisivi della Coppa Uefa ci ha preso. Ascolti e audience la Fiorentina glieli ha garantiti.
Ha vinto l’uomo delle televisioni. Prendiamone atto (come ha fatto correttamente già ieri pomeriggio il candidato premier dello schieramento a lui avverso), che alla maggior parte degli italiani va bene così, che per la maggior parte degli italiani va bene il culto della personalità, va bene lo smentire e rettificare ora quello che è stato detto poche ore prima, va bene l’allergia alle istituzioni, alle regole, alla Giustizia e, in sostanza, a tutti quelli che non la pensano come lui. Evidentemente, prendiamone atto, questa è l’Italia che vogliono gli italiani. Ormai assuefatti da decenni di tv-Grande-Fratello, dove occorre apparire per vincere, in fama e soldi, non fare e costruire. Il vincitore delle elezioni è riuscito anche in un altro suo grande sogno di infanzia, guidato forse dall’alto dalla sua mamma che l’ha radicalmente educato così: ha fatto sparire i Comunisti dal parlamento. I Comunisti, questo termine alla cui appartenenza qualche decennio fa milioni di italiani rivendicavano con orgoglio e che è ormai, picchia e mena, è diventato un termine dispregiativo, un'offesa lanciata lì, come i razzisti dicono “ebreo” o “negro”. Ora i Comunisti non sono più rappresentati in parlamento. Un Miracolo italiano che forse nemmeno l’uomo di Arcore si aspettava. E qui bisogna prendere atto degli errori fatti dalla partea lui avversa. Proprio nell’inseguire il vincitore di queste elezioni per un ventennio. Si era provato con la coalizione di tutte le forze a lui avverse, ma era troppo eterogenea. Perché l’italiano è un individualista, ognuno aveva bisogno della propria Visibilità (questa parola magica che muoveva tutti gli atti e le azioni). Bisognava dire qualcosa di diverso dal proprio leader, per far vedere ai propri elettori che si esisteva. Insomma per due anni si lavorava e si agiva in modo individuale in uno sport di squadra. E ora dove la prenderanno questa Visibilità i vari esponenti di Rifondazione Comunista, Verdi, Partito dei Comunisti Italiani, Socialisti di Boselli, fino alle più recenti e velleitarie Sinistra Critica e Partito Comunista dei Lavoratori? Col senno di poi non era stata una bella idea già mentre il governo Prodi era ancora in piedi minacciare “l’andiamo da soli”. Non è stata nemmeno una bella idea non aderire al Pd una volta nato, mettendo avanti ancora distinguo e pretesti vari. Poi la campagna elettorale fatta all’americana, inseguendo un testa a testa che, si è visto dai numeri, era più nei sogni che nei fatti. L’italiano probabilmente non è ancora pronto per questo. Hanno prevalso le parrocchie, o il qualunquismo, il frazionamento. Ci si era illusi che cambiando il gioco si potesse cambiare l’esito della partita. Invece, per dirla con le parole di Bertinotti in tempi non sospetti, Berlusconi, da Venditore nato quale è, è abile a dettare le regole del gioco: se tutti stanno giocando a calcio e lui decide che è ora di giocare a basket alla fine tutti si mettono a giocare a basket. Veltroni si era illuso, per una volta, di decidere lui a che gioco giocare, ma evidentemente si stava giocando ancora al vecchio gioco, senza che lui se ne fosse accorto. Non erano state nemmeno belle idee, tornando ancora più indietro, l’indulto e altre decisioni di questo tipo durante il governo Prodi, che hanno fatto disamorare molti, che poi non hanno votato, che non sono poi voluti tornare a battersi elettoralmente nemmeno dopo l’ennesima campagna elettorale personalistica e dai toni alti del futuro Premier. Quasi come se ormai avessero la consapevolezza che gli anticorpi erano ormai deboli e che la medicina amara tanto si doveva prendere lo stesso.
Ore 15:54 El Mundo: "Berlusconi ha più vite di un gatto" A Silvio Berlusconi il sito del quotidiano spagnolo 'El Mundo' dedica un breve ritratto. "Più vite di un gatto", è il titolo dell'articolo sul leader del Pdl. "Qualunque altro paese sviluppato sarebbe sotto shock davanti alla prospettiva di veder salire al potere per la terza volta non consecutiva in due decenni lo stesso uomo. Ma l'Italia, un paese che vive al ritmo di quasi un governo l'anno dalla fine della seconda guerra mondiale -osserva El Mundo- non si sorprende più di nulla".
La Fiorentina ha imparato la lezione. E questa volta la lezione l’ha data lei. Al Psv, squadra che si avvia a vincere per l’ennesima volta il campionato olandese. La Fiorentina è l’unica squadra italiana in Europa. Dopo quattro sconfitte consecutive in trasferta, compresa quella (sonora nelle modalità) con l’Everton. E non ditemi ora che gli olandesi non avevano la stessa furia agonistica degli inglesi. Era la Fiorentina che ha imposto il suo gioco. Lo testimonia anche il conto degli angoli, 7 a 3 per i viola. Straordinaria la prova di Pazzini, che ha fatto da metronomo là davanti, dando alla squadra la giusta profondità e il giusto punto di riferimento (nonostante un paio di occasioni mancate per la prima rete personale in Europa). Ordinati e precisi tutti gli altri, a leggere perfettamente lo spartito preparato dal tecnico. Lo 0-2 è firmato Mutu, con Montolivo che ha sfiorato la terza rete e con Frey che sullo 0-2 ha parato un rigore. L’unica nota amara è proprio quella del portiere che si è fatto male e nel finale ha resistito stoicamente con una coscia in disordine. Prandelli si è preso anche il lusso di dare riposo a tre giocatori importanti e ha concluso con un tridente d’attacco completamente diverso da quello di partenza. Perché c’è l’Inter nel mirino, ovvero il campionato e il quarto posto da mantenere e da gestire. Prandelli a fine partita ha voluto pensare alla partita di domenica e non alla trasferta e al confronto che lo aspetta in terra scozzese con i Rangers di Glasgow. Dove sarà in palio la finale. Ma di questo se ne parlerà più avanti.
Cari amici (o amiche, è sottinteso) e lettori di questo blog, abituali o capitati qui per caso. La sezione delle "frasi guida" (apposita casella da cliccare nella colonna di destra) si arricchisce di una nuova massima che qui lancio in una sorta di "anteprima" e che presto si aggiungerà al già vasto elenco di frasi che per me sono rappresentative. Clicca su "continua a leggere" per scoprirla. PERCHE' IL MALE TRIONFI E' SUFFICIENTE CHE I BUONI RINUNCINO ALL'AZIONE.
Prima Prandelli che dice che per l'anno prossimo se si andrà in Champions League serviranno tanti giocatori; poi Corvino che polemizza a distanza col tecnico (che aveva giustificato il fatto di non far giocare l'ultimo arrivato Da Costa anche perchè tra le altre cose non parla ancora bene l'italiano) e dice che la società farà fare un corso di inglese ai tecnici della prima squadra e del settore giovanile; poi la smentita di Branca, uomo mercato dell'Inter che dice che Prandelli non interessa (excusatio non petita) e che loro sono contenti di Mancini (boom!); poi c'è Frey che commenta l'arrivo del portiere brasiliano Fabio dicendo di essere "un po' perplesso, non è che la società pensa a una squadra senza di me? A giugno vederemo il da farsi". Insomma fai due più due e ti accorgi che non fa quattro. E allora il dubbio che serpeggia nell'ambiente ma che nessuno osa confessare (e che viene fuori velatamente dalle parole di fior fior di opinionisti che parlano e che scrivono) è proprio quello: se si fallissero gli obiettivi che ora sono nel mirino (vittoria della Coppa Uefa e quarto posto in campionato) non è che la società rimescolerà le carte, resetterà il Progetto (maiuscolo) e darà vita a un nuovo ciclo? Non è che Prandelli, legittimamente, accetterà di andare in una società dove di giocatori gliene comprano quanti ne vuole e per giunta (piccolo dettaglio) gli danno anche il quadruplo o il quintuplo dei soldi rispetto al "tetto" che è imposto a Firenze? La domanda si aggira tra i tifosi viola come uno spettro che si insinua come nebbia nei vestiti.
“I rilievi della Polizia scientifica – scrive Niccolò Zancan su Repubblica - raccontano quello che è successo prima della tragedia. C’è il segno di una cinghiata sulla fiancata destra. Due bozzi in corrispondenza della porta anteriore. Manate sul parabrezza. Mentre fra i sedili sono stati raccolti i cocci di almeno due bottiglie di birra.” [ Da un lato, quindi, si indaga sull’incidente (e se ne occupa la Polizia Stradale), da un lato si tratta di ricostruire la dinamica dei fatti, di quella che sembra in tutto e per tutto un’autentica aggressione al pullman dei tifosi juventini, si cerca di “attribuire responsabilità precise ai singoli gesti” come spiegano gli investigatori, e di questo si occupa la Digos. Alcuni fatti sembrano ormai certi. Il “tifoso” rimasto ucciso sembra sia stato a volto coperto (c’è la versione del passamontagna e quella del cappuccio della felpa calato sulla testa), si era sfilato la cintura dei pantaloni che aveva infatti accanto a sé al momento dell’incidente, il pullman dei tifosi del Parma non avrebbe dovuto essere lì, l’autista del pullman degli juventini è ripartito via in fretta e furia tanto che aveva lasciato a terra quattro persone che erano ancora in bagno. Ieri e oggi all’ora di pranzo ho voluto vedere come i telegiornali si occupavano della vicenda. Ho visto prima il Tg1 poi il Tg3. Entrambi i telegiornali hanno dato la notizia come quarta o quinta in ordine cronologico. Ebbene il servizio su RaiUno era carico di buonismo e celebrava come la scomparsa di un martire. Un po’ più di dettagli utili per capire qualcosa c’erano sul Tg3. In grande evidenza in entrambi i resoconti l’inutile intervista a uno dei benzinai che diceva “io stavo attento ai miei clienti, non ho visto, non so se se le sono date” con il messaggio che “passava” dallo schermo che era del tipo “probabilmente non è successo nulla di clamoroso, solo qualche sfottò tra tifoserie”. In entrambi i Tg il “treno” dei servizi si concludeva con lo stesso servizio dell’inviato a Parma che si concludeva dalle gradinate vuote dello stadio Tardini e, dopo aver raccontato tra l’altro di come il tifoso scomparso era alla sua prima trasferta tre anni dopo il Daspo (l’obbligo di stare lontano da manifestazioni sportive, che aveva rimediato in seguito a tafferugli per lo stesso confronto tra Juve e Parma), ma anche che era impegnato nel sociale, intervistava altri tifosi del Parma che giustamente negavano la loro abitudine di andare in trasferta con spranghe, bastoni e quant’altro, e concludeva con una frase tipo, “ma tutto questo passa sotto silenzio rispetto alla morte di un giovane”. Oggi tutti i Tg hanno aperto, con la notizia (guarda caso proprio in queste ore, come per far vedere che qualcosa si è fatto) che un secondo tifoso è stato arrestato per i fatti di Catania di un anno fa nei quali moriva l’ispettore Raciti. Poi altri particolari su quanto successo all’Autogrill. Insomma un’aria di buonismo che serve a lavare le coscienze, a narcotizzare il telespettatore. Non certo a risvegliargli la coscienza che in questo Paese si muore pur di far casino in nome della fede calcistica. Credo che invece dobbiamo dirlo forte e chiaro che siamo di fronte a un’altra morte di calcio. E invece parlando della vicenda la maggior parte della gente in giro dice “hai visto, poverino, il tifoso del Parma investito…” Il padre del ragazzo scomparso dice che “Matteo è morto in un incidente che poteva capitare a chiunque”. Rispetto e condivido il cordoglio della famiglia: la perdita di un figlio è cosa gravissima e contronatura. Ma è chiaro che non è così. E almeno noi che siamo operatori dell’informazione abbiamo il dovere talvolta di non raccontare che tutto è grigio: se è bianco dobbiamo dire che è bianco, se è nero dobbiamo dire che è nero. Non si può sempre tenere i piedi in tutte le staffe. Domani c’è l’autopsia, e forse avremo qualche certezza in più. Speriamo che ce le facciano conoscere.
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09/09/2010 @ 22.09.50
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