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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Stasera dalle 20.30 sono su La7 Gold in diretta dallo stadio Franchi per Fiorentina-Genoa.
Discorsi, processi, analisi, ipotesi, teoremi. Poi ecco materializzarsi, in una parola sola, la ricetta di Prandelli. Lo spirito. Ritrovare lo spirito. Ecco cosa chiede il tecnico viola ai suoi giocatori. Ritrovare lo spirito di squadra, lo spirito di sacrificio, lo spirito di umiltà di capire che si gioca per aiutare il compagno, per dimostrare quanto si vale, che le griglie di partenza fatte per un’estate intera devono trovare riscontro solo e solamente sul terreno di gioco. Senza le menate di chi gioca, di chi sta in tribuna, del turn-over e cose simili. “Ogni settimana, in campo, tu devi dimostrare quanto vali”, la ricetta di Prandelli. “Ci siamo parlati, ci siamo guardati in faccia, ho constatato che la maggior parte dei giocatori la pensa come me”. Questo ha detto oggi il tecnico viola. “Turn-over, cambi, modulo, problemi fisici, tecnici, tattici, non sono il cuore del problema. Il punto è ritrovare lo spirito. E sono convinto che da qui ripartiremo. La forza di un gruppo si vede in questi momenti”. “E se c’è qualcuno che vuole il posto in squadra, se non accetta la concorrenza, le regole del mettersi in gioco sapendo che se non si gioca oggi sicuramente è pronta un’altra possibilità fra tre giorni vuol dire che è da squadra provinciale”. “Chi non ci sta – ribadisce Prandelli – a queste regole, a gennaio può trovarsi un’altra squadra”. L’importante è lo spirito.
Fiorentina, momento buio. Sono già crollati i sogni e le speranze vissuti nel precampionato? Dopo l’abulica e incolore prova contro la Lazio i tifosi più pessimisti cominciano a temerlo; in città già spuntano i “l’avevo detto”, già rispuntano i nostalgici (di giocatori come Liverani e Ujfalusi per esempio), mentre i più fiduciosi e ottimisti vogliono comunque capire cosa sta succedendo. E le sfide di domani sera contro il Genoa e il match di Champions di martedì contro la Steaua appaiono ai più già come prove senza appello. E il tempo stringe. Sarà stato sufficiente il lungo faccia a faccia di ieri tra squadra tecnico e diesse?
I GIOCATORI: L’analisi (a scanso di alibi) non può non partire dai giocatori, che sono coloro che vanno in campo. “Abbiamo toccato il fondo” ha ammesso dopo la gara Gamberini. Che ci sia qualche problema di spogliatoio ormai pare evidente. Con la Lazio si sono visti giocatori che non si degnavano nemmeno di rincorrere l’avversario che gli sfrecciava vicino palla al piede. E la condizione atletica non c’entra niente, perché la cosa si è verificata fin dall’inizio della partita. Occorre una presa di coscienza collettiva perché non si ripetano gare come queste, (“non da Fiorentina”) al di là della spumeggiante consapevolezza esibita dalla Lazio. Quello che è certo è che Prandelli è stato “tradito” soprattutto dai “suoi” pupilli: Mutu e Montolivo. Il primo difeso per tutta un’estate dalla brama di venderlo del direttore sportivo, l’altro per il quale si era esposto giusto domenica dopo la sfida col Bologna con la battuta: “12 milioni di euro dal West Ham non bastano per uno come Montolivo”. Praticamente immobili. E, sempre sull’asse sinistro del campo, il fluttuante Vargas, potenzialmente il più forte difensore del mondo per Prandelli a patto che completi in fretta la maturazione su cui il tecnico sta lavorando.
L’AREA TECNICA: Prandelli prima della sfida con i bioancocelesti aveva annunciato eloquentemente il campanello d’allarme: “La squadra non è compatta, i nuovi e i vecchi non si sono ancora completamente integrati”. E parlava di privilegi che i giocatori che c’erano lo scorso anno erano riottosi a condividere con i nuovi. Dopo la partita con la Lazio ha parlato anche di “umiltà e spirito di squadra da ritrovare”.
Inevitabile tornare sulle vicende estive. “Il nostro allenatore è felice di essere in difficoltà perché ha a disposizione 23 giocatori validi più i portieri”. In realtà fino a pochi giorni prima il tecnico chiedeva, inascoltato, uno sfoltimento della rosa. Ha intrapreso giocoforza la strada di un turn-over esasperato, un pizzico più dello scorso anno (anche nel modulo) anche se è vero che per un motivo o per l’altro alcuni giocatori (come Semioli, Papa Waigo o Pasqual) non hanno mai visto il campo in partite ufficiali, altri molto poco: Da Costa una sola presenza a Napoli, Osvaldo è stato in campo per 165 minuti; poco di 100 minuti in tutto li ha fatti il “solito” Pazzini, che comunque è stato sempre chiamato in causa da Prandelli. Molti sono i giocatori che ondeggiano tra l’essere in campo o in tribuna nel giro di 24 ore. “Questo è il nostro modo di interpretare calcio. Se vogliamo crescere è così” ha già chiosato a più riprese Prandelli. Occorrerà adeguarsi in fretta.
LA SOCIETA’: La società viola venerdì era scesa in campo con i suoi patron e presidente, all’indomani della vetrina in Campions League, per disegnare un futuro a lungo termine. Dopo la presentazione del progetto nuovo stadio e cittadella viola era arrivata subito la partita col Bologna, scoglio casalingo in qualche modo superato, ma, come era inevitabile, il dibattito cittadino sull’argomento è rimasto acceso (cosa che succederà giocoforza per le prossime settimane e per i prossimi mesi vista la scadenza elettorale). Probabile o possibile (col senno di poi) che ci sia una sorta di effetto eco, che tolga in parte i riflettori (e quindi le pressioni) di dosso alla squadra. Prandelli dovrà tenerne conto ed essere bravo a lavorare anche con questo “brusio di sottofondo”.
L’AMBIENTE: Non ha certamente giovato allo spirito di sacrificio e all’umiltà dell’ambiente leggere e sentire parlare per tutta l’estate di cinque sorelle e del dare per scontato che la squadra viola fosse automaticamente in corsa per la Champions. Con ogni probabilità si è perso di vista che gli obiettivi si conquistano giornata dopo giornata. Sul campo. La Fiorentina non era mai stata obbligata a vincere fino ad ora, ma è arrivata in alto perché aveva sempre intatta la voglia di stupire e far ricredere gli addetti ai lavori, che non la consideravano fra le protagoniste. C’è anche da dire che quello in corso è forse il primo vero campionato senza più tracce dell’era calciopoli, quando le squadre che calamitavano i migliori giocatori, a causa degli equilibri e delle alleanze di quel mercato distorto erano Juventus e Milan (più l’Inter per i soldi messi sul piatto da Moratti). Per ogni giocatore l’ambizione più grande era rappresentata dal voler arrivare a giocare in una di queste tre società. La Fiorentina, per prima, si pose come alternativa a questi equilibri offrendo come appeal la propria organizzazione societaria virtuosa. Ora però, finita l’era delle sudditanze, anche le altre squadre si stanno allineando a questo modo di fare calcio e la concorrenza e sempre più spietata. Nessuno gioca più solo per la vetrina individuale, si dà tutto per il proprio club, per portarlo a vincere, senza timori reverenziali. Ed è quello che vuole fare il Genoa che sabato arriva al Franchi.
Quindici minuti per emettere una sentenza tutt'altro che esemplare. Anzi, esemplare al contrario. E pensare che per quegli atti i tifosi della Fiorentina e quelli del Bologna non sono potuti andare a godersi domenica scorsa un derby di assoluta pace. L'Italia si conferma ancora di più il Paese della Giustizia di Pinocchio, quella descritta nel famoso libro di Carlo Lorenzini detto il Collodi. Almeno due se3coli sono passati e non è cambiato molto. Quello che segue è l'eloquente articolo di Carlo Bonini su Repubblica. Allucinante. Anzi no. E' normale così. di Carlo Bonini "ROMA - Danilo Durevole, ultras da San Giorgio a Cremano, cui lo hanno detto per telefono, pare non volesse crederci. Da non stare nella pelle. Alle 9 e mezza del mattino, nell'aula 7 della quarta sezione penale del tribunale ordinario di Roma, giudice monocratico Maria Bonaventura, lo Stato salda il primo "conto" (si fa per dire) con la domenica della vergogna. 31 agosto, Roma-Napoli. Ventiquattro ore di normale devastazione. E fanno 4 mesi e 10 giorni di reclusione, 800 euro di multa. Sospensione condizionale della pena. Danilo, libero già la mattina del 1 settembre, libero resterà.
Per liquidare una storia che, non più tardi di dieci giorni fa, aveva messo a rumore Governo, opposizione, Dipartimento della Pubblica Sicurezza, sono sufficienti quindici minuti di orologio. Danilo non c'è. Se ne è rimasto a Napoli, perché la prima regola, in ogni processo ultras, è "buttarsi contumace". Far dimenticare la propria faccia a chi ti dovrà giudicare e confidare nel tempo che, nel calcio, è medicina miracolosa, capace di annebbiare la rabbia e la paura. Alessandro Cacciotti, l'avvocato che difende Durevole, confabula con il pubblico ministero. Chino sul codice, somma e sottrae con perizia contabile. Quando si raddrizza per interloquire, appare soddisfatto. "Patteggiamo", dice. Il giudice chiede: "In che misura?". "Mesi 3 di reclusione, 600 euro di multa. Pena sospesa". "Mi sembra un po' pochino, avvocato, non crede?". Cacciotti appare sconcertato: "Mi scusi, signor giudice, in fondo il mio cliente che ha fatto?".
Già, in fondo, Danilo Durevole ha avuto soltanto la sfortuna di essere uno dei due soli tifosi napoletani arrestati quel giorno. Se ne stava tranquillo in curva nord con "una torcia esplosiva in mano". Era arrivato da Napoli su un treno sequestrato in partenza e devastato lungo il tragitto (500 mila euro di danni). Dalla stazione Termini aveva raggiunto l'Olimpico su un convoglio speciale dell'Atac da cui, lungo un tragitto di poco più di 4 chilometri, erano state lanciate appena 41 bombe carta. Aveva soltanto menato mani e piedi con chi lo ha arrestato. Allarga le braccia Cacciotti, in un crescendo di enfatica incredulità.
"Una vicenda come al solito amplificata dai media. Il ragazzo è incensurato e in fondo risponde solo del possesso di un petardo e di resistenza alla polizia. Normale, quando si viene fermati in uno stadio". Il giudice lo interrompe: "Il contesto in cui si sono svolti i fatti è particolare. Provi a riformulare la richiesta, avvocato". Cacciotti riformula: "Potrei arrivare a mesi 4 e giorni 10". Il giudice: "Quattro mesi e mezzo, direi". Cacciotti: "No, giudice, 4 mesi e 10 giorni che per altro è perfettamente divisibile con le imputazioni. Guardi, facciamolo insieme. Pena base, mesi 9 di reclusione. Ridotta per le attenuanti generiche a mesi 6. Aumentata per il secondo capo di imputazione a mesi 6 e giorni 15 oltre a 1.200 euro di multa. In forza del rito, ridotta a mesi 4 e giorni 10 di reclusione più 800 euro di multa. E naturalmente sospensione condizionale della pena". Il pm annuisce distratto. Cinque minuti di camera di consiglio. Quattro mesi e 10 giorni siano. Pena sospesa.
Toccherebbe ora al suo compare, Diego De Martino. L'altro sfortunato. Quando lo hanno arrestato all'Olimpico, le mani le aveva impegnate entrambe. Una bomba carta nella sinistra. Un coltello a serramanico nella destra. Anche lui, libero, ha pensato bene di non affacciarsi in aula. Anche lui è difeso da Cacciotti. Meglio, da Cacciotti e Lorenzo Contucci, l'avvocato degli ultras, il professionista che ha legato la sua immagine all'omicidio di Gabriele Sandri (è l'avvocato della famiglia). Rispetto a Durevole, De Martino naviga in acque più agitate. Non fosse altro, perché ha precedenti per rapina e un Daspo di 3 anni scaduto pochi giorni prima di Roma-Napoli.
Ma Contucci non si perde d'animo. Sussurra all'orecchio del collega la trovata. "Signor giudice - argomenta Cacciotti - per De Martino chiediamo il rito abbreviato (prevede una riduzione di un terzo della pena, ndr) ma, preliminarmente, chiediamo una perizia sul coltello che la polizia dice di avergli sequestrato per verificare se effettivamente siano presenti impronte digitali dell'imputato. Vede, signor giudice, De Martino non ha avuto difficoltà ad ammettere le sue responsabilità. Ma il coltello, proprio no. Lui dice di non averlo mai avuto. E' una questione di giustizia".
La perizia sul coltello equivale a sostenere che la polizia ha mentito nel suo rapporto di fermo. Il giudice la concede e rinvia il processo "agli esiti dell'esame peritale". Sul fondo dell'aula, i due poliziotti del reparto celere che hanno arrestato De Martino hanno la faccia di pietra. Uno di loro, Gianluca Salvatori, incrocia l'avvocato Contucci. "Ma non vi vergognate?", dice."
E' ormai un dato di fatto: Diego Della Valle detta l'agenda politica della città di Firenze. Presenta il progetto della nuova cittadella viola con annesso nuovo stadio di proprietà (una vera e propria città saltellite di Firenze) e tutte le forze politiche e i candidati sindaci già in campo non possono non dirsi favorevoli alla questione. Come e dove costruire questa struttura, estesa e complessa, resta ancora da capire e sarà oggetto di discussione per i prossimi giorni e per le prossime settimane. Una cosa è certa. La campagna elettorale per designare il nuovo sindaco di Firenze passa da questo tema.
Altri due numeri eloquenti, uno a tema calcistico e uno no, tratti dai giornali di oggi . Numero calcistico: gli stadi in Italia secondo un'indagine Stage Up si riempiono in media del 53 per cento della loro capienza. Sopra la media lo stadio di Firenze che fa il 70 per cento. Numero non calcistico, di gran lunga più importante (e più inquietante): l'uno per cento della popolazione mondiale possiede il 40 per cento delle ricchezze del pianeta. La sintesi di tutto su cui riflettere è la solita teoria della media e dei polli. Se due persone mangiano un pollo a testa di media è assai probabile e possibile che uno abbia mangiato due polli e l'altro abbia digiunato.
Di Admin (del 06/09/2008 @ 00:56:42, in CALCIO, linkato 241 volte)
Alcuni semplici eloquenti numeri. Il tecnico Ballardini (che succede a Colantuono, che dai bookmakers inglesi era il più basso dei quotati per la scommessa sul primo allenatore esonerato in Italia) è il 35esimo allenatore che in 22 anni si è seduto su una panchina di una società presieduta da Maurizio Zamparini, attualmente presidente del Palermo e che negli stessi 22 anni da predidente ha operato 27 esoneri in panchina. Ogni commento è inutile. Altri numeri: dall'analisi dei biglietti nominativi dello stadio emerge che dei 3096 tifosi del Napoli che erano sul treno degli incidenti domenica oltre 800 erano pregiudicati. E la metà circa di questi non apparteneva a nessun gruppo ultrà. A proprosito, vale la pena ricordare che detti 3096 sono entrati alla stazione al coro "Noi facciamo quel cazzo che vogliamo!". E non si può certo imputare loro di essere dei bugiardi.
Visto in tv ieri con assiduità stile campagna elettorale il ministro dell’Interno Maroni predicare la “linea dura” e annunciare “con fermezza il divieto di andare in trasferta ai tifosi del Napoli per tutto il campionato”. Un disco già sentito, un film già visto più volte negli ultimi decenni. Dopo il refrain in parte anche annunciato degli atti teppistici che hanno preceduto e seguito Roma-Napoli, la vera novità e innovazione sarebbe stata dire: “Da domani tutti i tifosi (cittadini o teppisti, chiamateli come si vuole) che non pagano il biglietto del treno, che cercano di sfondare i varchi degli stadi per entrare senza tagliandi, che si dilungano in atti vandalici di devastazione o cose di questo tipo, che vanno a una partita di calcio o a un qualsiasi altro evento a volto coperto saranno sicuramente arrestati e tolti dalla circolazione per evitare che gli altri che vogliono godersi serenamente lo spettacolo o che devono semplicemente prendere un treno per spostarsi per lavoro o per svago restino liberi di non essere danneggiati”. Questa sarebbe stata la legalità ripristinata. Invece di sparare dozzinalmente nel mucchio. “Vietate le trasferte ai tifosi del Napoli per tutto l’anno sarebbe come dire (esagero volutamente) che per risolvere il problema della spazzatura a Napoli vietiamo ai Napoletani di buttare via i sacchetti della spazzatura. Certo del calcio se ne può anche fare a meno in linea teorica rispetto al consumare e produrre rifiuti, ma il senso resta anche perché il vecchio principio è sempre valido: la tua libertà finisce dove inizia la mia”. Ma il calcio, sempre per i concetti già espressi più volte, evidentemente deve restare l’isola felice (felice?), quella al di sopra (o al di sotto) delle principali regole di convivenza comune e civile. Un ambiente avulso dalla realtà nel quale far confluire tutto ciò che non si può o non si vuole controllare in ambienti normali.
Postilla finale: Maroni ha detto che manderà gli ispettori e che entro 48 ore (ora sono già 36) appurerà la verità. C’è infatti da capire come è possibile che alle forze dell’ordine sia sfuggita di mano una situazione del genere. Ho visto le immagini dei tifosi del Napoli alla stazione. Erano tanti e assolutamente non con l’atteggiamento di gente che va a prendere semplicemente e tranquillamente un treno. Era gente in assetto di guerriglia. E alla guerriglia allora si doveva rispondere con una barriera di forze di polizia adeguata alla situazione. Che lo abbiamo mandato a fare il famoso Esercito nelle città (solo per farsi fare le fotografie dai turisti con i monumenti sullo sfondo?) se alla prima occasione (annunciata) di disordini si dà campo libero ai facinorosi senza battere ciglio. E infine: di quel migliaio almeno di facinorosi ne sono stati arrestati solo cinque. Che dopo nemmeno 24 ore erano già fuori. E ancora: Maroni dice che le leggi attuali sono già sufficienti, che non ce ne vogliono altre. Ma se queste prevedono la scarcerazione pressochè immediata per simili capi d’accusa non si può poi dare la colpa ai giudici che li hanno scarcerarati. (P.S. confronta anche il post dal titolo: "Hanno cominciato presto", di qualche settimana fa).
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09/09/2010 @ 22.52.04
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