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IL "B L O G" DI CARLO CAROTENUTO

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 Speaker alla World League di Volley Italia-Usa a Firenze... di Admin
 
 
\\ PRIMA PAGINA DEL BLOG : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 29/11/2008 @ 10:03:25, in APPUNTAMENTI, linkato 174 volte)
E' stata una bella serata quella di ieri sera, il Quadrangolare benefico di calcio a cinque misto (uomini e donnne) dove ho partecipato con una rappresentativa della squadra di Radio Blu composta anche da Fabio Russo, Andrea Pratellesi e Paolo Biagiotti ieri sera al circolo Dino Manetti di San Piero a Ponti. Le altre squadre erano la redazione di Calcio Fair Play diretta da Mauro Grazzini, il Viola Club Ciclone Viola e i fantastici ragazzi affetti dalla sindrome di Down dell'associazione Matrix, diventata ormai famosa per avere lo scorso anno fatto il calendario con i giocatori e il tecnico della Fiorentina, che hanno vinto il torneo rifilandoci in finale un eloquente 2-0. Li abbiamo visti molto contenti alla fine, festeggiare anche al ristorante con cori da stadio la vittoria. Complimenti anche ai ragazzi che li seguono.
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Per mano della magistratura si blocca (per chissà quanto tempo) e di fatto tramonta pressoché definitivamente l’ipotesi di costruzione a Castello del nuovo stadio della Fiorentina. Pochi mesi dopo che l’assessore Gozzini, reo di essersi espresso a suo tempo sulla vicenda in modo troppo colorito, fu costretto alle dimissioni, oggi anche l’assessore all’urbanistica del Comune di Firenze ha fatto la stessa cosa. A causa delle intercettazioni che tutti oggi possono leggere relative al sequestro giudiziario dei 170 ettari di terreno oggetto della convenzione tra Comune e Fondiaria oggi, per motivi quindi (apparentemente) meno futili di Gozzini. Avevo scritto su questo sito nel pezzo dal titolo "Diego Della Vallle sindaco", il 20 settembre scorso , nel giorno della presentazione del progetto del nuovo stadio e cittadella dello sport da parte dei fratelli Della Valle, che con quella mossa, fatta in tempi scientificamente scelti, all’indomani della prima partita di Champions League della Fiorentina, i Della Valle dettavano e stavano “DETTANDO I TEMPI” della politica. Un concetto che ho ripetuto anche più volte in radio, visto che mi trovai in quel giorno in studio a Radio Blu a seguire tutte le dirette e le fasi di commento di quell’evento. In realtà avrei voluto dire e scrivere che i Della Valle stavano “CONDIZIONANDO” la nostra politica. Ma decisi di mettere un freno alla penna. Anche perché una volta di più, mi sembrava di dover fare quello che va controcorrente a tutti i costi, visto anche che, oltre alla stampa tutta, la politica fiorentina (di tutti i colori) si era subito allineata (favorevolmente) a quel progetto, pur con le diverse sfumature del caso. E questo mentre era chiaro che si stava buttando in un colpo solo a mare la possibilità di fare un grande polmone verde da 80 ettari di cui nessuno può disconoscerne l’importanza per la salute e l’utilità pubblica. Soprattutto in una città assediata sovente da una cappa di inquinamento che non è certo un toccasana per i nostri polmoni. Ma il sindaco Domenici si affrettò a dire che “aveva sempre manifestato perplessità sul parco, perché sarebbe potuto in breve tempo diventare” - (chissà poi perché) - “il ricettacolo della malavita di Firenze…”. C’era anche un’altra cosa che frullava nella mia testa. Ed era la domanda: “Ma Ligresti, cosa penserà del fatto che si stia cercando di cambiare la destinazione dei terreni sui quali aveva stabilito con una convenzione di dover costruire?”. Ho cercato su internet su google la voce “Salvatore Ligresti Fondiaria” e ho stampato le biografie più ciccate che ho trovato. Ne è venuto fuori un fascicoletto di almeno una ventina di fogli nei quali le parole più gettonate sono “inquisito”, “condannato”, “indulto” e altre, e tante frequentazioni con personaggi e ambienti non specchiati. Mi sono domandato dove avessi vissuto in questi ultimi 25 anni per non essere a conoscenza di tutto questo. Oggi mi rendo conto che forse non sono certo stato aiutato dalla stampa fiorentina a capirne di più. Ma questo forse è solo un alibi. Mi sono chiesto anche come mai una “giunta rossa” come quella fiorentina fosse così contigua a un personaggio di questo tipo, sostenuto in passato da personaggi invece di tutt’altro schieramento, ideologia, valori, ideali, tra tutti il nostro attuale presidente del Consiglio, che di certo la sinistra non la ama. Ma anche questa, mi sono detto, è un’ingenuità. Quando si tratta di fare gli interessi di una città non si guarda in faccia alle ideologie. Dentro di me, nel profondo, però, mettevo anche in ipotesi alternativa di sostituire il concetto “interessi di una città” con il concetto “interessi di una classe politica”. Sia chiaro, per non prendere querele, era solo un’ipotesi di scuola, come si usa dire di questi tempi. Delle intercettazioni che ho letto oggi due mi hanno particolarmente colpito, ma, visto anche quanto premesso, non stupito più di tanto. Una riguarda proprio la domanda che mi posi allora. “Ma Ligresti sarà d’accordo nel cedere tutta o una parte dei suoi terreni e dei suoi progetti per far fare lo stadio a Della Valle?” INTERCETTAZIONE: Assessore Biagi al sindaco Domenici: “Scusami, fra noi e Ligresti… il parco è destinato a parco, se noi si decidesse di farne un'altra cosa ci sarebbe un problema convenzionale…”. Domenici: “Si va be’, ma questo va bene… però tatticamente in questo momento meno cioè si entra dentro il discorso Ligresti e meglio è… capito?”. Biagi: “Sì, sì, ho capito…”. Domenici: “Cioè bisogna diciamo cominciare a ragionare come se si potesse fare senza Ligresti. E poi vedere se effettivamente…”. Biagi: “Si, anche se però sai che questo non è possibile… questo… ecco… perché anche come ti avevo detto l’altra volta, se noi decidessimo di utilizzare il parco per farci altre cose bisogna cambiare la convenzione già stipulata e per cambiare la convenzione bisogna essere d’accordo noi e li, n on è una cosa che si può fare da soli…”. Ecco una parziale risposta alle domande che mi ponevo. ALTRA INTERCETTAZIONE: Il 10 giugno 2008, quando si profila l’ipotesi di costruire il nuovo stadio a Castello (scrive Repubblica, quindi devo presumere che Diego Della Valle non si è mosso autonomamente presentando il progetto lo scorso settembre) Andrea Bottinelli del consorzio Castello si sfoga con l’architetto Vittorio Savi: “Mi sembran matti tutti (…) ci scrivano dicendo che non si fa più niente… dopo di che non so come fa ad andare lì la Provincia, la Regione, l’aereoporto, lo stadio, 1500 famiglie e le scuole… boh? Io penso che finiremo sul giornale perchè non si è mai vista una discarica più intasata di quella che state facendo lì… Dai!”. E ancora: “Io non faccio l’urbanista ma mi sembra che quelle robe siano destinate a bloccare tutto… a trovare un miliardo di oppositori e prima di mettere la prima pietra passano dieci anni”. E questo, senza contare che il parco secondo la convenzione doveva avere la priorità su tutto. Dal punto di vista sportivo ora si attendono le mosse di Diego Della Valle. Che aveva già detto che senza lo stadio, addio investimenti sulla Fiorentina. Così dopo i semplici di Firenze che si interrogano sul futuro di questa città, anche i tifosi (le due cose a volte - ma non sempre - coincidono) si preoccupano e si interrogano sul futuro della squadra viola.
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Di Admin (del 26/11/2008 @ 09:24:03, in FIORENTINA, linkato 170 volte)
Prima della partita sono almeno sei i free-press (i giornali gratuiti) che vengono distribuiti ai tifosi. Lungo il viale Manfredo Fanti, nel cammino che percorri per arrivare allo stadio, te ne affibbiano subito uno, più avanti un altro, venti metri dopo ancora un altro. Sembrano i minuzzoli di pane di Pollicino. Alla faccia della crisi: la Fiorentina in Europa evidentemente gli sponsor li attira. E alla grande. E ti viene in mente che sarebbe quindi un peccato lasciarla subito, questa Champions. Ma il vero clima europeo lo percepisci all’interno dello stadio. Sul maxischermo prima della partita scorrono le immagini dei gol europei delle altre: grandi e signore squadre. Poi gli slow motion dei giocatori in fase di riscaldamento, poi ecco le immagini riprese da una camera aerea (spidercam qualcuno la chiama) che inquadra il Franchi facendo il giro a 360 gradi, mentre la tribuna Maratona è ancora semivuota. Si riempirà, ma con qualche macchia vuota di troppo, solo poco prima del fischio di inizio. Mentre le squadre fanno il loro ingresso in campo e si schierano, ecco che parte dai superamplificatori la musica della Champions, che non manca di scatenare gli entusiasmi. Nel parterre della tribuna coperta il “solito” Elvis, presidia la panchina di Prandelli stavolta non vestito di viola ma in tenuta da Babbo Natale (un po’ presto, e chissà perché…). Si parte. Il Lione, quello dei sette scudetti consecutivi il primo dei quali vinto mentre la Fiorentina nel 2002 falliva (e poi dice che non ci si deve accontentare del semplice fatto di esserci a giocarsi questa coppa) è in giallo (come in giallo era lo Steaua) ma di un giallo fosforescente che luccica. E fa impressione. La Fiorentina attacca e il pubblico la sostiene. E si infiamma già al 5’, con l’insidioso tiro di Kuz, parato. Subito dopo tira (alto) Montolivo. E giù applausi (e ci mancherebbe, ora!). Fioccano gli applausi anche per le discese di Vargas: clima disteso, fa piacere. Ma al 14’ la prima distrazione collettiva, il gol di Benzema, il pubblico prova a reagire, come piace a Prandelli. E sostiene i viola anche dopo il raddoppio di Makoun. Una vera ovazione di speranza dopo il gol di Gilardino e incitamenti applausi di incoraggiamento anche per tutto il secondo tempo. Fino all'amaro triplice fischio finale. Una vera prova di maturità superata. Il pubblico del Franchi la sua Champions l’ha vinta. Chi non l'ha vinta è forse proprio la Fiorentina come società. A parte i giocatori che sono andati a Sky a parlare con i giornalisti e spiegare quindi ai tifosi il loro rammarico sono stati mandati in tre (Dainelli, Kuzmanovic e Jovetic) e ancora una volta abbiamo assistito alla scena in cui l'addetto stampa della squadra avversaria si prodigava perchè tutti i suoi giocatori (come da regolamento Uefa) transitassero nella zona mista davanti ai giornalisti. La Fiorentina giù da noi non ha mandato nemmeno il tecnico. Ma va bene così. (Tratto e integrato dal pezzo pubblicato sul Corriere di Firenze di oggi)
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Di Admin (del 22/11/2008 @ 11:48:35, in Appuntamenti, linkato 185 volte)
Oggi appuntamento in tv su 7Gold, in diretta dallo stadio Franchi all'interno di Diretta Stadio per Fiorentina-Udinese, fischio di inizio alle ore 18.
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Di Admin (del 12/11/2008 @ 20:07:41, in CALCIO, linkato 197 volte)
Traggo da Gazzetta.it le anticipazioni sulla biografia di Antonio Cassano. Da delirio: eccole. "Se non ci fosse stato quel gol all'Inter nel 1999 "sarei diventato un rapinatore o uno scippatore, comunque un delinquente". Lo ammette candidamente Antonio Cassano in "Dico Tutto", la sua prima autobiografia in uscita il prossimo 19 novembre, scritta a quattro mani con il giornalista Pierluigi Pardo. "Ero povero ma tengo a precisare che nella mia vita non ho mai lavorato - si legge in un altro passaggio del libro - anche perchè non so fare nulla". ALLENATORI E DINTORNI - Cassano ha anche affrontato il tema dei burrascosi rapporti con i suoi tecnici: "Fascetti è l'unico allenatore con cui non ho mai scazzato. Gentile lo detestavo". A Spalletti ha detto: "Mica stai allenando quelle schiappe che avevi all'Udinese, questa è mica casa tua, è casa mia". Poi con Capello: "A Tarragona mi fa scaldare per tutto il secondo tempo con Ronaldo. Nello spogliatoio gli dico 'sei un uomo di m...., sei più falso dei soldi del Monopoli". E ancora su Del Neri: "Non si capiva un c.... di quello che diceva ed è un po' ambiguo". Di Batistuta ha detto "aveva la puzza sotto il naso". Mentre la rottura con Francesco Totti, poi ricomposta, sarebbe cominciata dopo che i due erano stati ospiti di Maria De Filippi e il capitano della Roma si sarebbe preso l'80% del compenso. LE ORIGINI - È innamorato di Bari Vecchia, Antò, di piazza Ferrarese soprattutto, la sua casa. "Giocavo tra le bancarelle, tutti mi volevano in squadra con loro e scommettevano 10, 15 o 20 mila lire sulla squadra dove giocavo io. Io mica ero trimone, mica ero scemo: volevo il grano io, dovevano darmi la percentuale". E lì, tra le bancarelle, non si scherzava mica: "Spesso c’erano spari, macchine della polizia, ambulanze". Il suo bilancio: "A oggi mi sono fatto 17 anni da disgraziato e 9 da miliardario. Me ne mancano ancora 8, prima di pareggiare". In compenso, il piccolo Antonio era un fenomeno a scuola: "Avevo due in tutte le materie. Un risultato straordinario, ottenuto grazie a un impegno costante (...) Sono stato bocciato sei volte, tra elementari e medie". Antonio cresce e si appassiona alle 4 ruote: "Il primo amore è stata una Golf che mi regalò Matarrese dopo Bari-Inter. Una promessa mantenuta dal presidente, strano (...) Gratis la macchina, per la patente invece ho dovuto spendere qualcosa, non molto, diciamo che mi hanno fatto un buon prezzo (...) Quando avevo 17 anni nel giro di pochi mesi mi hanno sequestrato due moto 125 cc. e tre macchine". CIBO E SESSO, CHE PASSIONI - Ma è con cibo e sesso che Cassano non scherza. Parla delle sue storie importanti ("Quattro fidanzate in 11 anni sono poche") e del resto ("In compenso ho avuto qualche altra avventura. Diciamo tra 600 e 700 donne, una ventina delle quali appartengono al mondo dello spettacolo"). E poi: "Spesso ho giocato grandi partite dopo aver fatto sesso. Andatevi a vedere Roma-Juve 4-0. Avevo fatto le sei la domenica mattina, con una delle tante amiche che avevo in quel periodo. A Madrid era ancora più facile, perché eravamo in albergo, tutti sullo stesso piano, così sopra e sotto potevi invitare chi volevi e raggiungerla nel cuore della notte. Avevo un cameriere amico. Il suo compito era portarmi 3 o 4 cornetti dopo aver trombato. Portava i cornetti sulla scala, io accompagnavo quella là e facevamo lo scambio: lui prendeva la tipa, io mi sfondavo di cornetti. Sesso più cibo, la notte perfetta".
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Di Admin (del 12/11/2008 @ 12:14:19, in SPORT, linkato 199 volte)
"La Lupi Pallavolo, su decisione di tutto il consiglio di amministrazione, ritira ufficialmente il ricorso preannunciato ieri sera e presentato stamani, riguardante la gara contro la Fiorese Bassano. Il ricorso era stato presentato contro l´allucinate errore del segnapunti nel primo set, quando il risultato di 8-7 era stato trasformato in un 8-6 per il Bassano, con entrambi gli staff tecnici che inutilmente si adoperavano per cercare di far capire al segnapunti l´errore. L´amicizia che lega le due società e il fair-play che c´è stato sempre in campo specialmente nell´ultima gara, hanno fatto prendere questa decisione alla Lupi Pallavolo, anche per non delegittimare la meritata vittoria della formazione veneta. Il sodalizio santacrocese si auspica però che certi errori non abbiano più da ripetersi, specialmente a certi livelli agonistici, soprattutto per non minare la credibilità di tutto il campionato." Questo l'eloquente comunicato stampa della società di volley di serie A2, proprio mentre ieri il designatore arbitrale del calcio Collina, a Coverciano, durante i lavori del seminario di aggiornamento per i giornalisti sportivi, a chi gli ha chiesto se l'arbitro può avvalersi della collaborazione di un giocatore chiedendo di ammettere o meno l'esistenza di un fallo o di una scorrettezza (la domanda era sul caso Gilardino) ha così altrettanto eloquentemente risposto: “Nessun arbitro può ancora vincere la legge dell’impenetrabilità dei corpi e quindi l’arbitro non avrebbe potuto vedere”, poi ha manifestato pieno apprezzamento per quanto è accaduto nell’ultimo turno di campionato quando nella sfida tra Napoli e Sampdoria l’azzurro Paolo Cannavaro ha aiutato l’arbitro segnalando che c’era un calcio d’angolo per la Samp e non si trattava di rinvio dal fondo. Un episodio tra l'altro non troppo sottolineato domenica sera dalle tv. In ogni caso Collina ha ribadito che “è l’arbitro che deve vedere le irregolarità, anche se poi quando è aiutato dai giocatori è sempre meglio”. In ogni caso è evidente che sia quello dei Lupi sia il gesto di Cannavaro sul campo rappresentano ovviamente esempi auspicabili da seguire.
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Di Admin (del 06/11/2008 @ 15:20:46, in FIORENTINA, linkato 187 volte)
Esperienza, peso politico con gli arbitri, organizzazione di squadra e logistica. Tanti i fattori su cui la Fiorentina deve ancora crescere se vuole competere in Champions League. Mi soffermo sull’ultimo aspetto, quello che riguarda la questione meno sportiva (che in questo caso lascio ad altri e/o ad altra sede). Premetto mi dilungherò e anche che quanto segue non vuole essere una ricerca di responsabilità verso chicchessia, ma solo una presa di atto del fatto che ancora non siamo all’altezza delle grandi squadre europee. Con lo scopo di dare qualche stimolo per migliorare. Da accettare o da respingere con sportività e col sorriso sulle labbra. Cominciamo. Sorvolo con una sola frase sulla questione stadio: dall’Allianz Arena (già, quello che cambia colore, dove si sta comodi e coperti e dove ci sono miliardi di confort e di possibilità di svago oltre alla partita) al cemento a cielo aperto del “formaggino” dove sono stati alloggiati gli sconcertati e increduli tedeschi ce ne passa. Vabbè, la questione è di lunga durata, non risolvibile facilmente, Diego Della Valle ha anche chiesto di fare il nuovo stadio (vincolando la sua disponibilità con la nota e lunghissima serie di altre richieste). Ma perché non parlare della logistica della vigilia? La conferenza stampa del Bayern si è svolta in un albergo di lusso di Firenze, in un salone attrezzato ed ampio. Quattro casse acustiche che ben diffondevano l’audio, mixer per applicarvi i cavi delle telecamere. Tutto perfetto. Ecco Oddo e Van Bommel, via loro, ecco che si presenta a ruota il tecnico Klinsmann. Quarantacinque minuti dopo andiamo tutti alla sala stampa dello stadio Franchi che anni fa fu divisa in due stanze per suddividere il reparto dove parlano i giocatori a radio, tv e internet da quello dove ripetono più o meno le stesse cose alla carta stampata. Ne approfitto per lanciare qui un tema di cui fra colleghi parliamo spesso: vogliamo abolirla questa consuetudine? Perché perfino in “piazze” importanti e vaste come a Roma (e a Milano) i giocatori parlano una sola volta e tutto va anche integralmente in diretta anche su Roma Channel? Fine della parentesi. Fatto sta che gli operatori di radio e tv erano ammassati l’uno contro l’altro per cercare di carpire un po’ di suono dalle casse sonore, il mixer era in un angolo, irraggiungibile per molti e comunque con le prese ormai tutte occupate, microfoni che sulle prime non funzionavano, lo stesso Prandelli imbarazzato (“Siamo in Italia…”). Andiamo avanti. Dopo la conferenza stampa della Fiorentina c’era l’allenamento dei viola. Primi quindici minuti aperti a tutti. C’è da piazzare le telecamere sui cavalletti, la squadra arriva con venti minuti di ritardo, dopo il riscaldamento operatori e giornalisti vengono fatti uscire. Si va a scrivere allora nel corridoio del Franchi, nell’apposita zona attrezzata (ci sono le prese elettriche) senza una goccia d’acqua e un po’ di cibo intorno nemmeno a volerlo pagare (magari una macchinetta automatica…) Va be’, io mi porto sempre dietro tutto nella mia borsa di Eta Beta.. E’ poi il momento dell’allenamento del Bayern e allora muovi di nuovo le telecamere( per chi le aveva ancora disponibili) e in ogni caso la seduta è tranquillamente aperta a tutti. Come mai? Loro evidentemente non avevano nulla da nascondere. Ne approfitto anche per dire una volta di più che questa squadra, la Fiorentina, almeno un allenamento a settimana aperto al pubblico, per non perdere i contatti al di là della partita con il tessuto cittadino, forse potrebbe anche farlo. Sarebbe secondo me anche un diversivo e uno stimolo in più per i giocatori. Ma arriviamo alla partita. La musica della Champions stavolta si è sentita. Per forza, la Fiorentina ha utilizzato il server audio da 40mila watt che era stato utilizzato per la sfida benefica per Borgonovo. Casse acustiche da concerto. (Che ha anche un costo. Non voglio nemmeno sapere chi lo paga. In ogni caso sono soldi buttati, forse sarebbe meglio rifare l’impianto del Franchi, o no?). La magagna però c’è stata lo stesso, perché durante la partita (una volta anche proprio anche mentre la Fiorentina “ballava” in difesa), ogni tot minuti le note della musica della Champions partivano inopinatamente e si diffondevano dalle casse. E’ successo più e più volte. Incredibile. Siamo al dopopartita, al famosa zona mista. E mi chiedo. Ma perché dobbiamo stare tutti ammassati in un garage, con i pullman delle squadre che spesso hanno il motore acceso per riscaldarlo, in un corridoio di poco più di un metro, con un muro alle spalle e un bancone che ci separa dai giocatori dall’altro? Dobbiamo ammassarci e sporgersi per cercare di captare qualche parola, ovviamente fare domande non è nemmeno semplice, crampi alle braccia per i meno allenati, anche se va dato atto all’Ufficio stampa della Fiorentina che fa di tutto per cercare di far si che i giocatori non saltino nessuno (anche se in questo modo sono costretti a ripetere quattro o cinque volte almeno gli stessi concetti a ogni gruppetto che li intervista, e non deve essere bello anche per loro). Mi chiedo infine come mai tutte le squadre che arrivano a Firenze fanno transitare tutti i giocatori davanti a questo fatidico bancone, mentre la Fiorentina si ostina a mandare giù due, tre, quattro giocatori quando va bene, e gli altri non si vedono nemmeno. Ieri i componenti l’ufficio stampa del Bayern (e dico Bayern, non una squadra di terza categoria che ha bisogno di pubblicità e di farsi conoscere) si prodigavano a venire loro dai giornalisti a chiedere di cosa avessero bisogno, se gradivano che quel o quell’altro giocatore parlasse in inglese o se avevano altre esigenze. Trattandoci con quella dignità che a volte la categoria evidentemente non si merita. Questo volevo dire, facendomi latore del pensiero della maggior parte dei colleghi e degli operatori (la maggioranza silenziosa). Un compito duro, “ma qualcuno doveva pur farlo”, parafrasando i Blues Brother. Per chi ha avuto la pazienza di leggere fino a qui. E senza nessun rancore. Sportivamente.
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Di Admin (del 02/11/2008 @ 23:28:11, in ATTUALITA', linkato 195 volte)
Visto sabato sera, di ritorno dal cinema, il collegamento con Torino subito al termine di Juventus-Roma 2-0. L’inviata della Rai Francesca Sanipoli chiede la linea per dire che ha avuto notizia che se in occasione della precedente sconfitta in trasferta della Roma i contestatori all’aeroporto di Fiumincino sono stati solo una trentina, stavolta lei ha notizia che saranno molti di più. Poi dà anche l’appuntamento a tutti dicendo e specificando affinché nessuno si confondesse che “l’aereo della Roma parte all’una da Torino”. Mancava solo che dicesse “Spalletti ha una croce sulla fronte che gli ho fatto io col pennarello, così non vi sbagliate a mirare”… Oggi, non contenta ha realizzato un servizio nel quale, in collegamento telefonico, chiedeva più volte e insistentemente a Carlo Mazzone se se la sarebbe sentita di diventare in caso di chiamata il tecnico della Roma. In un primo momento il buon Carletto si è schernito, chiedendo e implorando: “Perché mme fa’ ‘sta domanda??” e lei, senza battere ciglio: “Perché lei ama questa squadra e quindi deve rispondere…”. Ora mi chiedo due cose: la prima è cosa ha fatto Spalletti alla Sanipoli affinché lei ce l’abbia a tal punto con lui da cospirare sfacciatamente in questo senso (ho anche un’ipotesi di risposta in testa ma non la esprimo pubblicamente per evitare querele). La seconda, più importante e decisiva: quando è che faremo il salto di qualità educando a una cultura sportiva diversa, alla famosa cultura della sconfitta e finirà questo giornalismo sportivo d’accatto e di borgata nel quale non mi ci riconosco?
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