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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Dal Nuovo Corriere di Firenze di oggi, tutti i numeri in campionato dei viola. di Carlo Carotenuto FIRENZE – La difesa della Fiorentina c’è ma occorre aggiustare la mira. Sembra soprattutto questo l’imperativo della squadra viola in vista della ripresa del campionato. Lo dicono i numeri. La Fiorentina è la seconda squadra della serie A per numero di tiri verso la porta avversaria ma è anche la prima per numero di tiri fuori dello specchio della porta. E’ infatti il Milan la squadra che nelle 17 partite fin qui disputate in campionato ha tirato di più, con 226 tiri (media di 13,3 a gara). Segue da vicinissimo la squadra viola con 223 (media 13,11) poi l’Inter con 222. Ultimo è il Bologna con 119. Ma Nella classifica dei tiri nello specchio della porta prevalgono i rossoneri con 114 tiri (6,7 di media), davanti alla Lazio con 109, poi Inter (104), Udinese (99), Palermo (98), Cagliari 97 e solo settima la Fiorentina con 96 tiri indirizzati tra i pali avversari (5,64 a partita). Per quanto riguarda i tiri fuori la Fiorentina con 118 precede l’Inter 111, il Milan a 107 e la Roma a 106. Per inciso va ricordato che la Fiorentina è quinta come reti realizzate (25, a pari merito con Udinese e Napoli), dietro a Inter (31), Juventus (30), Lazio (26), Milan (28). Ultimo è il Chievo con 9 reti fatte.
Ed eccoci ad analizzare gli attacchi sfruttando le fasce laterali, ovvero i parametri sui cross fatti. La graduatoria la guida l’Udinese con 283 davanti al Torino a 251, poi il Chievo a 248. La Fiorentina (con i suoi schemi prevalentemente a cercare Gilardino) è quarta a quota 229 e precede l’Inter (224). Il minimo tocca alla Lazio con 121. Per quanto concerne i calci d’angolo a favore la classifica la comanda l’Inter con 109 e Siena a 108 (uniche sopra i 100), poi Lazio a 97, Sampdoria a 93, Palermo a 90 e Reggina e Roma e Juve a 89. Fiorentina solo al 14esimo posto (insieme al Genoa) con 77.
La Fiorentina risulta però la terza miglior difesa con 14 gol subiti. Davanti ha solo l’Inter (11) e la Juventus (13). E a proposito di fase difensiva ecco i dati sui falli fatti: squadra più “cattiva” è il Genoa a quota 359, poi c’è il Lecce a 313 e poi la Fiorentina insieme alla Juve a 311. La Roma chiude la graduatoria a 218.
Per quanto riguarda i falli subiti comandano a sorpresa Sampdoria e Reggina (rispettivamente a quota 330 e 328). La Fiorentina è solo 12esima a pari merito con Torino a 274. Chiude il Lecce a 178, ma è l’unica sotto i 200. Sempre per quanto riguarda i cattivi ecco le ammonizioni subite. Punito più di tutti Chievo (56), Napoli (52), Lecce (51), Cagliari (50). Fiorentina undicesima a 42 gialli. Meno gialli di tutto alla (solita) Juventus con 32. Il maggior numero di espulsi li ha invece avuti la Roma (5), poi, con 4, Chievo, Genoa, Napoli e Torino mentre i viola hanno finito in 10 solo due volte, tutto sommato ininfluenti, anzi, dato che alla prima giornata dopo il rosso a Felipe Melo a otto minuti dalla fine i viola pareggiarono con la Juve e vinsero lo stesso con l’Udinese dopo il mani in area da rosso di Comotto per evitare il sicuro gol bianconero.
“Cassano per questa partita per noi sarà il pericolo numero uno”. Cesare Prandelli non ha dubbi. La stima per il fantasista di Bari Vecchia è intatta. “E’ un giocatore che si è ritrovato, ha trovato un allenatore che l’ha valorizzato, si è messo in discussione dopo un’esperienza difficile e questo è segno di grande carattere. E’ lui l’uomo più pericoloso per noi”. Lo scorso anno si parlò molto di un possibile arrivo a gennaio del talento pugliese. “Ma adesso – smorza subito Prandelli – quei tempi non ci sono più. Perché i problemi di Cassano sono finiti e noi abbiamo Mutu. La cosa finisce qui”.
I destini di Antonio Cassano e di Cesare Prandelli si erano incrociati da vicino per qualche giorno, quando il tecnico di Orzinuovi si sedette sulla panchina della Roma, prima di rinunciare per le note dolorose vicende familiari. Cassano nel libro autobiografico dal titolo “Dico tutto” uscito di recente scritto da Pierluigi Pardo racconta un episodio che riguarda il loro rapporto, conflittuale come con quasi tutti gli allenatori che ha avuto, ad eccezione di Fascetti e, in parte, dell’attuale tecnico Mazzarri. L’episodio dà anche il sottotitolo al libro: “E se fa caldo gioco all’ombra”.
L’anno è il 2004, Cassano era stato in vacanza dal 22 di giugno, dopo l’Europeo in Portogallo. E la racconta così: “Comunque sia la voglia di allenarsi è zero. Prandelli il nuovo allenatore, mi chiama. Io gli chiedo una settimana extra di ferie che mi concede. Il giorno del rientro dal 22 luglio diventa il 29 luglio. Ma non mi basta ancora. Stavo da dio, del resto, e dopo l’Europeo ero molto stanco. Così mi invento di avere le emorroidi, non so se Prandelli ci crede, ma mi accontenta. Il 9 agosto, riposato e abbronzantissimo, torno finalmente a Trigoria.
Il 12 dovevo giocare la prima amichevole. Lui mi aveva detto che mi voleva in campo per tutta la partita per farmi entrare in forma. Io come sempre volevo esserci ma non ero in condizione. Praticamente non l’ho mai strusciata, come era logico che fosse dopo appena due giorni di allenamento. Tra l’altro faceva un caldo da morire. Lui mi diceva di giocare a sinistra, io invece me ne stavo all’ombra, a destra. Non volevo correre.
All’intervallo mi fa: “Stai altri dieci minuti e poi esci che non sei ancora in condizione. Lo faccio per non rischiare”, aggiunge.
Io reagisco: “No, tu m’hai detto che facevo tutta la partita”.
“Eh, ma sai…”. E allora sfodero il pezzo classico del repertorio, mi tolgo la maglia, la butto per terra. “Allora giocaci tu”. Poi ci sono due righe dove Cassano dice: “Passa qualche giorno e viene fuori la notizia che la moglie stava male e poco dopo lui dà le dimissioni. Ovviamente mi è dispiaciuto moltissimo quello che è successo dopo, il dolore che ha vissuto. Quello che ha passato è stato terribile”.
Oggi Prandelli e Cassano si ritroveranno ed è verosimile che (in campo o prima della partita) ci sarà un abbraccio fra i due. (Carlo Carotenuto, dal Corriere di Firenze di oggi)
FIRENZE – “Vendesi, ma niente saldi”. Pantaleo Corvino mette metaforicamente un cartello chiaro davanti alla sede della Fiorentina. E apre il mercato. Parla per un ora e cinquanta il diesse viola, invita e sfida ancora una volta i giornalisti a confrontarsi faccia a faccia con lui “e non solo davanti a un microfono, una telecamera o dietro un taccuino”. E, al netto delle espressioni simpatiche che “fanno” il personaggio, manda al popolo viola un messaggio limpido e chiaro, riassumibile in tre punti.
Concetto numero uno: “In questa sessione di mercato dovremo sfoltire la rosa, come vuole il nostro allenatore e cercare di portarla a 20 giocatori più due o tre portieri, il terzo dei quali eventualmente potrebbe essere anche Seculin, il ragazzo della Primavera”. Concetto numero due: “Gli scontenti che chiedessero alla società di andare via saranno accontentati, sempre che arrivi una cifra congrua. Niente svendite”. Concetto numero tre: “Non arriverà nessuno a gennaio. C’è necessità di fare cassa. Del resto a gennaio non si possono prendere giocatori che fanno la differenza”.
Corvino anche stavolta presenta il grafico-diagramma della nuova idea di rosa della Fiorentina: stavolta sono due i giocatori per ruolo. Semioli e Papa Waigo non sono raffigurati in campo, ma nel campo per destinazione. Poi c’è il solito Jorgensen, jolly fluttuante. Ed eccolo il Corvino-pensiero, argomento per argomento:
LA STRATEGIA: “Ho sempre la necessità di coniugare due aspetti: quello tecnico per accontentare il nostro allenatore e quello societario. E in base ai risultati di questi anni credo di non aver mai mancato questi due obiettivi. Ora c’è da accontentare l’allenatore (che ha chiesto esplicitamente di poter allenare due squadre da undici giocatori ciascuna e non di più) e la società, per cui le cessioni dei giocatori in esubero devono avvenire alle condizioni volute, senza svendere”. E se come è accaduto a settembre non ci saranno offerte adeguate? Corvino fa l’esempio di quello che è accaduto a Juve e Inter. “Anche i loro allenatori avevano chiesto di ridurre la rosa. Non è stato possibile e si sono ritrovati con 27, 28 giocatori ciascuno. Vorrà dire che anche il nostro dovrà essere bravo a tenersene qualcuno in più, così come è stato bravo lo scorso anno a finire, e bene, la stagione con un organico forse un po’ ridotto rispetto alle necessità”.
VENDESI: “Semioli e Papa Waigo sono di troppo, visto il cambio di modulo, e ho già parlato con loro e i loro procuratori. Santana no, perché il nostro allenatore ha ritenuto oltre al ruolo di esterno possa fare anche il ruolo di centrocampista. I due portieri di riserva, Avramov e Storari, li ho chiamati e ho detto loro: ‘di due dovete diventare uno’”. Qui parte una risata complice e condiscendente per l’espressione netta che più netta non si può usata dal diesse. Che prosegue: “Poi c’è la questione degli scontenti. Chiunque dei giocatori di questa rosa venisse da noi e manifestasse l’intenzione di andarsene per giocare di più sarà accontentato, sempre che i rispettivi procuratori ci presentino delle società che paghino cifre congrue. Ma attenzione: non abbiamo messo il cartello ‘vendesi’ su Osvaldo e Pazzini. Per ora del resto loro non hanno mai manifestato con me l’intenzione di andare via. E semmai, ripeto, per una cifra congrua, ne andrà via solo uno dei due. Il nostro allenatore mi ha detto per esempio che Osvaldo lo considera anche una prima punta e potrebbe quindi nel caso fare anche la riserva di Gilardino”.
RETROSCENA: “Il secondo di Prandelli, Pin, una volta dopo aver visto Almeria-Barcellona segnalò di essere rimasto stupito da un ‘mediano fortissimo’. Una settimana dopo avevamo pronto in sede il contratto di Felipe Melo, perché l’avevamo seguito già altre dieci volte. Caso simile con Da Costa. In una riunione del Consiglio di Amministrazione dove era presente anche Cognigni Prandelli disse che questo giovane portoghese stava facendo un gran bene. Era un azionale Under 21 e lo presi. Al di là di questi due casi, e di Jovetic e del portiere Lobont che invece avevo visto e preso io da solo, tutti gli acquisti sono sempre stati concordati con lo staff tecnico”.
OCCHIO AL BUDGET: “La nostra difesa da quattro anni è tra le migliori d’Italia e sono sempre gli stessi. Personalmente (è un’idea mia, posso anche sbagliare) nel cambio tra Ujfalusi e Comotto penso tecnicamente di non averci rimesso. Per migliorare davvero questa difesa ci servirebbe un acquisto da non meno di 15 milioni di euro. Quindi a gennaio non arriverà nessuno. Se qualche difensore volesse andarsene potremmo pensare di far entrare nell’orbita della prima squadra Mazuch o Gulan. Quest’anno abbiamo chiuso con un passivo di 40 milioni di euro. Ora se c’è la possibilità di fare cassa, si farà cassa. La filosofia non cambia. Il nome di Quaresma, per fare un esempio, pagato dall’Inter 30 milioni di euro, fu fatto per primo dalla Fiorentina. Ma non lo avrei mai preso per più di 8 milioni di euro”. (Carlo Carotenuto - tratto dal Nuovo Corriere di Firenze)
Di Admin (del 17/12/2008 @ 22:28:17, in CALCIO, linkato 178 volte)
In Milan-Wolfsburg di Coppa Uefa sul risultato di 2-1 per il Milan ho appena visto un giocatore della squadra tedesca rubare una palla a centrocampo e involarsi verso la porta rossonera, resistere, anche se perdendo velocità, a una carica di un milanista da dietro senza buttarsi a terra e guadagnare fallo e ammonizione dell'avversario, entrare in area, sopportare una violenta spallata senza buttarsi a terra e avere il rigore, ma anzi provare, anche se ormai scomposto, il tiro che gli veniva respinto dal portiere milanista Dida in calcio d'angolo. Mentre dentro di me apprezzavo il gesto di correttezza e di vero fair-play tipico del calcio tedesco e britannico e lo confrontavo con quanto avrebbe nell'occasione fatto un giocatore del campionato italiano, sugli sviluppi del relativo angolo la squadra tedesca segnava. Non c'è che dire, il vero fair-play è stato premiato. Per la cronaca il 2-2 finale condanna i rossoneri al secondo posto nel girone e alla ripresa della competizione a gennaio incontreranno una delle squadre uscite dalla Champions.
La Fiorentina ha deciso di protestare nei confronti della Rai non andando a parlare con i cronisti dell'emittente di Stato, rea di non aver mai trasmesso le gare dei viola in Champions League. Una caduta di stile vedere ieri sera il povero Enzo Baldini desolatamente solo davanti al pannello della Champions League con i patinatissimi giornalisti in studio un po' interdetti, dopo che pochi minuti prima si erano ampiamente goduti Ranieri e Giovinco. Ma un segnale e una protesta condivisibili. La Fiorentina non è mai stata trasmessa dalla Rai in nessuna delle sei partite di Champions League disputate. Ieri è andata in onda la partita ininfluente della Juventus, già sicura della qualificazione e, ironia della sorte, ne è venuto fuori uno scialbo 0-0 (anche se con rigore sbagliato da Giovinco). E a chi a Nicola Cariglia, responsabile della sede Rai Toscana, chiedeva nei giorni scorsi il perchè si è sentito rispondere che la Rai rispnde a logiche aziendali (ovvero che probabilmente non è conveniente trasmettere la Fiorentina rispetto alla Juve per motivi di bacino di utenza e altri bla bla simili). E così, ora è ufficiale, è stata sancita (se mai ce ne fosse bisogno) la morte del servizio pubblico. Meno male che adesso la Fiorentina è in Uefa, così il problema, e l'imbarazzo, per l'azienda di Stato, non si porà più. Almeno (forse) fino all'anno prossimo.
Rocamboleschi e roboanti sviluppi dell’inchiesta che coinvolge un sempre più nervoso sindaco di Firenze. Ecco in cinque capitoli il riassunto schematico delle ultime caldissime 24 ore.
CAPITOLO UNO: SONO SCHIFATO, LASCIO, ANZI NO La locandina del Corriere della Sera di oggi: “Domenici, sono schifato, lascio la politica”. Vai dentro al giornale e scopri che, intervistato da un giornalista della redazione centrale del giornale, il sindaco di Firenze non parla di dimissioni ma di addio a giugno, alla fine del suo mandato. Nel pezzo ci sono alcune dichiarazioni incongruenti. Una: “E’ stato scritto – dice Domenici - che volevo mettere lo stadio al posto del parco, sono strati raccontati incontri segreti tra me e Ligresti e Della Valle, presidente della Fiorentina. Due: “Della Valle presentò più di un anno fa un progetto di cittadella dello sport con lo stadio al centro per la quale servivano 80-90 ettari”. La prima è smentita dallo stesso sindaco nel corso dell’intervista stessa, quando Domenici stesso rivela il luogo dell’appuntamento e quello che successe: “Hotel Hassler di Roma, giungo scorso. La mia idea era di arrivare a 7-8 ettari per lo stadio. Provai a convincere Ligresti a ridurre il terreno per l’edilizia privata ma ci furono delle difficoltà, e ipotizzammo di mettere lo stadio nella zona del parco”. La seconda è smentita dai fatti: infatti il progetto dello stadio è stato presentato il 19 settembre, non un anno fa. Mentre nei mesi precedenti come è ormai evidente il sindaco lavorava già (possiamo dire sottobanco?) alla questione.
CAPITOLO DUE: INCATENATO SCATENATO Domenici si incatena davanti alla sede di Repubblica e de l’Espresso a Roma. Ha due cartelli in mano con la scritte ''No all'informazione distorta'' e ''Si' alla difesa dell'onorabilità e della dignità''. Un gesto folle (o da folle), dopo che nei giorni scorsi aveva già fatto scattare quattro querele e annullato gli auguri di Natale alla città e ai giornalisti. Tocca dare ragione all’opposizione che dice: “Domenici spieghi in Consiglio come stanno le cose” dal momento che nell’ultimo Consiglio comunale di lunedì scorso dove all’ordine del giorno c’era proprio la vicenda Castello la sua poltrona era desolatamente vuota.
CAPITOLO TRE: IL TELEFONO SMENTISCE ANCORA Le intercettazioni (testuali) che abbiamo letto sui giornali sono anche quelle distorte? Sul Repubblica di oggi (peraltro già riportata sul Corriere della Sera dello scorso 1° dicembre) si legge tra l’altro la seguente intercettazione: “E alla riunione di maggioranza proprio del parco si parla e Biagi commenta: «Tutti dicono che il parco non si tocca, se non oltre un certo limite e vogliono fare un atto di indirizzo o comunque un documento che accompagni il piano» . Domenici non ci sta: «No, io non sono d'accordo su questo, glielo devi dire» . Ma Biagi spiega: «Loro dicono che si tocca una parte del parco, non tutto. Il parco deve rimanere l'elemento centrale dell'area » . Domenici: «Ma chi lo dice questo? ». Biagi: «I Verdi, Sinistra Democratica, il Quartiere 5» . Domenici non la prende bene: «Sinistra Democratica, che ci fa Sinistra Democratica? No, no, no. Non sono d'accordo su questa cosa, sul fatto che Sinistra Democratica partecipi alla riunione. Mi fai chiamare da Alberto: per me questa riunione di maggioranza non esiste, lo puoi dire da parte mia. Io porto in consiglio Comunale una delibera per cambiare la destinazione del parco e chi non ci sta è fuori... e si vota prima del tempo» . Dopo qualche minuto Domenici chiama Biagi per dire che «quell'ultima pagina non mi convince» . E l'ex assessore all'urbanistica è conciliante: «Se tu vuoi parlare dello stadio, basta togliere non c'è problemi» . Domenici: «Spero che tutti capiscano che il sindaco vuole toccare il parco! E non perché voglio dare ragione a Della Valle, ma perché quel parco mi fa cagare da sempre. Dì che bisogna toccare il parco e poi per favore cacciate a pedate Sinistra Democratica» . Inutile aggiungere altri commenti.
CAPITOLO QUATTRO: FIORENTINA PRESENTE Il cerchio si chiude alle 20 di questa sera quando la Fiorentina (evidentemente dopo averci pensato molto) sente l’esigenza di mettere in rete un comunicato stampa ufficiale che recita: “L'ACF Fiorentina e la famiglia Della Valle esprimono la loro totale solidarietà a Leonardo Domenici.
Comprendono e approvano pienamente il gesto di un uomo per bene toccato ingiustamente nei suoi valori più cari: l'onestà e la dignità.
Teniamo inoltre a ricordare che non fosse stato per la caparbietà e l'attaccamento ai colori viola di Domenici, oggi non esisterebbe l'attuale Fiorentina.
Per questo e per il rispetto che si deve avere per la dignità e la serietà delle persone per bene la Società è vicina più che mai al Sindaco di Firenze, città che, come abbiamo avuto modo di verificare direttamente in questi anni, è sempre stata nel suo cuore prima di ogni altra cosa.” . Il cerchio si chiude. La Fiorentina dei Della Valle si sente in dovere di dare una mano a colui che li ha insediati.
CAPITOLO CINQUE (IN PROGRESS) LA VERA DISTORSIONE. Con il suo gesto a Roma, in una ribalta nazionale e quindi meno attenta a tanti particolari e sfumature che invece non sfuggono nella più capillare realtà locale Domenici, per il solo fatto di essersi incatenato, su molti telegiornali e sulle prime pagine di molti quotidiani nazionali in uscita domani, passerà davvero come vittima sacrificale e ingiustamente perseguitata. Una effimera vittoria di Pirro, secondo me. La dimostrazione che l’informazione allora è davvero distorta. Ma in questo caso a favore del sindaco. E allora come la mettiamo. Il pronostico in ogni caso è che i fuochi di artificio cominceranno ora.
Riepiloghiamo. Rispondendo a mie precise domande i tre candidati sindaco del Pd (perchè Cioni non si è presentato all'incontro con gli artigiani a cui aveva dato conferma da giorni adducendo impegni imprevisti) hanno espresso le seguenti posizioni: Matteo Renzi: "C'è un'indagine in corso, aspettiamo fiduciosi, comunque appoggio in tutto e per tutto il progetto presentato da Della Valle. Non è vero che le due giunte Domenici uscenti sono state appiattite sulle posizioni di Della Valle. Della Valle, vi ricordo, è arrivato a Firenze nel 2001". E quando gli si fa notare che il progetto Della Valle non si incastra, così com'è, nella Piana di Castello, dice: "E' in corso un'inchiesta della magistratura, aspettiamo fiduciosi il suo esito". Più prgamatico e riflessivo Lapo Pistelli: "Ascolto ogni giorno con sgomento e stupore le notizie che arrivano sui giornali sulla vicenda Castello. Spero che la giunta uscente ci dia un piano strutturale definito sulla questione, altrimenti dovremmo ricominciare daccapo a discutere su questa questione e questa non sarebbe una bella notizia". Ha una sua idea precisa Daniela Lastri: "Fermo restando che sono convinta che gli amministratori attuali hanno agito, a giudicare dagli atti amministrativi, con linearità, quello che è certo è che l'elemento che a Castello non dovrà mancare, come peraltro è stato già definito, è il parco. Con questo punto fermo si può discutere del resto".
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09/09/2010 @ 22.53.05
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