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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Quello che segue è il testo davvero definitivo (scritto dai membri del Comitato No Tunnel Tav di Firenze) che riassume la sciocchezza, la contraddittorietà e la speculazione di quello che si sta facendo a Firenze e in Italia. Secondo me ogni redazione e ogni telegiornale dovrebbero prenderlo in toto e farci pari pari un servizio o un reportage. Ecco perchè non diventerò mai direttore di un giornale o di una tv... Contrariamente all'effetto che nel lettore può aver suscitato la lettura di alcune recenti dichairazioni, il sindaco di Firenze Matteo Renzi non si è mai espresso contro il progetto dell'Alta Velocità. Renzi non ha mai detto di essere contrario al sottoattraversamento da sette chilometri e da un miliardo e mezzo di euro. Lui stesso, ancora il 6 dicembre 2009, appena
8 mesi fa, riteneva che “il sottoattraversamento consente di liberare binari e offre una grande opportunità per investire sulla riqualificazione delle varie stazioni cittadine”.
Il sindaco esprimeva questo giudizio in una circostanza che non ammette
equivoci: “Come l'Alta Velocità cambierà Firenze e la Toscana”, all'Audiotorium de La Nazione, organizzato dal Gruppo Ferrovie dello Stato Spa. Il cinguettìo pro-tunnel (giacché di questo si parla) era completato, in un delizioso duetto, dall'altro uccello, l'amministratore delegato di Ferrovie Stato Spa, Mauro Moretti. C'erano poi Martini, Barducci e l'assessore provinciale dell'Idv, che non esprime mai un concetto in linea col suo partito a livello nazionale, Giuliano Fedeli.
In effetti, la linea degli amministratori locali, non da ora, ma da sempre è stata del tutto prona e a sostegno dei progetti legati all'Alta Velocità e delle imprese che ne sono le autentiche beneficiarie, vedi il gruppo Impregilo. Nel 2006, da presidente delal provincia, Renzi andò a Roma, da Ferrovie (non c'era Moretti, ma il predecessore Catania), assieme a Martini e Domenici, addirittura, a prendere garanzie perché il tunnel tav di Firenze fosse fatto.
Il 22 marzo 2006 la trimurti locale va da Elio Catania, presidente di Ferrovie Spa, a farsi garantire che “il tunnel dell'alta velocità sarà fatto”. “Abbiamo la certezza della volontà di completare il lavoro previsto e la sicurezza dei tempi e della copertura finanziaria”, diceva Martini, parlando a nome dei tre. “Lo vogliamo anche noi”, ribadiva Catania, come a dire, con quel “anche”, che i tre dovevano proprio averlo stressato perché il tunnel si facesse. Scrivevano poi i giornali fiorentini che Martini, Domenici e Renzi “avevano chiesto questo incontro preoccupati dall'ipotesi di una marcia indietro di governo e Ferrovie riguardo al progetto del tunnel sotterraneo”.
Quindi, Renzi, ora sindaco, è stato sempre non solo a favore, ma grande sostenitore del tunnel sotto Firenze. Non si capisce dunque bene né il senso di certi titoli di giornale “Renzi dichiara guerra all Tav”, né, naturalmente, dei suoi continui rimbrotti contro Ferrovie.
Renzi, e non era un mistero, è a favore del tunnel Tav. Bene ricordarlo.
Semmai, allora, la “guerra” che ha dichiarato a nome addirittura di tutta Firenze (propria tutta no, c'è chi, a questo punto, dopo 10 anni di inascoltate proteste può dire alla città: “mo' accattateve 'o tunnel”) è una guerra agli effetti collaterali dei lavori e al mancato rispetto dei protocolli ambientali, sonori e in generale impattanti dell'opera.
Ora, caro sindaco, ma secondo lei, perché si sono formati i primi gruppi in città, più di 10 anni fa, contrari al sottoattraversamento? Per quali motivi al mondo? Non penserà certo che qualcuno sia contrario al tunnel, se le argomentazioni a favore di esso sono quelle che lei ha sempre elegantemente ascoltato prima da Catania e poi da Moretti? Si metta nei panni di chi abita a Campo di Marte. Si senta dire: “una talpa lunga 200 metri inizierà qui, a 200 metri da casa sua, a scavare sottoterra per la realizzazione di un tunnel lungo 7 chilometri, che fa due curve a novantagradi”. Si senta dire: “il tunnel è sotto il livello della strada di appena 16 metri”. Aggiunga pure: “nel mezzo, tra il tunnel e la superficie, c'è la falda acquifera di Firenze”.
Ci aggiunga pure quanto è accaduto in Mugello. Ci aggiunga che la sentenza riconosce i capi di imputazione, tranne la dolosità nella condotta di Tav Spa e Italferr. Ci aggiunga il pieno riconoscimento, con una pena da 150 milioni di euro, per la gestione truffaldina dello smaltimento dei rifiuti. Capisce perché molte persone ce l'hanno col tunnel Tav non da ora, ma dal 1999? Si metta nei panni di quelli di Idra, del comitato contro il sottoattraversamento, delle frustratissime liste civiche locali, De Zordo e non solo. Si metta nei panni di una sinistra che per 10 anni, proprio su questi temi che lei mostra di aver scoperto da qualche giorno, è stata spazzata via dai media e dal Parlamento perché accusata di vetero-stalinismo. Cosa penseranno tutte queste persone così deluse e profondamente tristi dell'incontro di mercoledì tra lei, Rossi e Moretti?
E, soprattutto, quali margini avrà lei di mettere il bastone tra le ruote di Italferr che, in questa città come dappertutto in Italia, si sta facendo abbondantemente i cavoli propri? Cosa dirà a Moretti, dopo avergli fatto “sì sì bravi bravi” in tutti questi anni?
E che ne è di tutta quella fasulla discussione su dove si fa la stazione Tav, quando erano già diversi mesi che il Comune rilasciava le deroghe possibili e immaginabili per la costruzione della “Statione Alta Velocità nell'area ex-macelli”?
Si preparano 5, 6 anni di totale stravolgimento della vita delle migliaia di residenti a Campo di Marte, a Rifredi, a Castello. E ora coloro che hanno portato la città a questo punto, vorrebbero sfilarsi dalle proprie
responsabilità: uno spreco immane di soldi pubblici per un paio di binari in più. E che ne sarà dell'acqua? Con un ingegnere, l'ingegnere Bocchimuzzo che dirige i lavori, che ci viene a dire che sotto Firenze non scorre acqua, ma è solo terra pregna di umido? E come mai tutti i lavori della Tav seguono i corsi d'acqua? Eh, come mai? Persino il Mugnone? Dove prenderà l'acqua per i lavori, Ferrovie? Dove? Quanti milioni e milioni di litri d'acqua verranno buttati via per lo smaltimento rifiuti, per il cemento, e per scavare? Da dove verranno presi?
Verrà mai chiesto, un giorno, almeno una frazione di tutto questo a Ferrovie? No. Certo che i lavori verranno bloccati, ritardati, ricambiati.
Certo. Perché quelle penali di cui si è ricordata persino la Curia, non sono di “qualche milione”, ma di 500 milioni. A tanto ammontano le penali, in caso di interruzione dei lavori. Bene, troviamo il modo di aggiungerli al miliardo e mezzo già preventivato. Dopotutto, nel Mugello finì così: 10 anni di lavori invece di quattro, 6 miliardi di euro invece di uno e mezzo. I pannelli fonoassorbenti, mettiamoceli alle orecchie per non sentire più certi discorsi.
L’avevo sentito dopo che erano (almeno) tre anni che non parlavo con lui poche settimane fa, il giorno in cui Andrea Della Valle aveva lasciato la carica di presidente della Fiorentina. Una di quelle telefonate che si fanno per capire da un’altra angolazione come stavano in realtà le cose, che aria tirava. Il nostro era stato un colloquio diretto, senza preliminari e convenevoli, come se il tempo in mezzo dal 2002 ad oggi (da quando avevo terminato i rapporti professionali con lui) non fosse mai passato in mezzo. Oggi ho letto sulla prima pagina di un quotidiano cittadino che Massimo Romanelli è scomparso, all’età di 44 anni e che i funerali si sono già tenuti, come da ultime sue volontà, senza clamori e senza annunci. Avevo lavorato per la Romanelli Volley, realtà nata nel ’96 con l’acquisizione dei diritti della serie A Femminile, prima come semplice giornalista nella mia prima redazione di carta stampata (Mattina, il fascicolo regionale dell’Unità) poi come radiocronista, poi anche per condurre delle trasmissioni televisive sul tema, poi come addetto stampa e speaker alle partite. Pagava bene (fino all’insorgere dei problemi economici legati alle vicende della Finanziaria trasformata in banca), la Romanelli Volley. Non che prendevi cifre spropositate, ma cifre coerenti con la qualità e la quantità del tuo lavoro sì, fatto che al giorno d’oggi resta una rarità. E quando andavamo in trasferta erano tappeti rossi e rispetto da parte di tutti gli avversari. A Firenze invece quel tipo di realtà sportiva… non andava troppo di moda, per mille motivi. Storica la radiocronaca del quarto di finale di Coppa Italia a Bergamo contro la Foppapedretti Bergamo di Maurizia Cacciatori. All’andata a Firenze era finita 3-2, punteggio speculare rispetto a quanto era successo sul taraflex orobico. Si andò al sesto set, quello di spareggio. E quando, a notte ormai inoltrata, la Bown mandò in rete la palla dell’errore decisivo credo che abbia per la prima (e ultima volta) emulato David Guetta in una radiocronaca (“In rete, in rete, in rete!” urlai tre volte…). Poi Romanelli volle entrare nel mondo del calcio, acquisendo la Rondinella, voleva fare qualcosa per questa città, ci aveva provato, e si era inserito nella cordata che voleva rilevare la Fiorentina dopo il fallimento (non è quindi vera la frase che si ripete ancora che “non c’erano imprenditori fiorentini che volevano acquisire la squadra viola”). In quei giorni mi chiamò al telefono, in una delle tante telefonate fiume che mi capitavano in quel periodo. Era estate: “Carotenuto, qui c’è un progetto ambizioso, ho bisogno di un addetto stampa capace. Prevedo che ci saranno anche momenti non facili, prevedo ostilità, ho bisogno di un giornalista “da battaglia”. Si pattuì un compenso e divenni l’addetto stampa anche della Rondinella che, in quanto la squadra più antica di Firenze dopo l’Ac Fiorentina, aveva, da regolamento, tutti i diritti regolamentari, anche contro la logica dei fatti, di acquisire il titolo sportivo che era stato della squadra di Cecchi Gori. Almeno questo era l’assioma di Massimo Romanelli. In mezzo ci sono tante vicende e tanti episodi, tante di quelle volte mi sono trovato a “frenare” le iniziative che aveva in animo di mettere in pratica, in altre ho cercato di dare il mio contributo per aggiustare il tiro. Quelle più clamorose e poi più foriere di reazioni negative della città, invece, sono state per lo più tutte prese senza che si fosse consultato con me. Ma questo non è un prenderne le distanze a posteriori (sarebbe un atto vigliacco da parte mia) ma semplicemente per evocare il ricordo che poi mi trovavo ad arginare autentiche valanghe e lo facevo comunque con spirito di corpo. Quando l’ho sentito in ogni caso di recente ci ho parlato per una mezz’oretta. “Avevo ragione io su tutto - mi ripeteva - dal marcio che c’era nella Banca D’Italia a queste ultime vicende. Combatto con i miei avvocati perché ne vogliamo uscire, e la verità poi verrà a galla”. Non trovai spunti per fare un articolo, non c’erano gli appigli. Avrei alzato un polverone ingiustificato e non proposi nessun pezzo al giornale. In ogni caso mi dette delle dritte e delle previsioni su come andrà a finire la questione della Cittadella Viola. Quegli appunti sono rimasti qui, sul mio tavolo di lavoro, mi aveva dato il suo nuovo numero di cellulare, lo avrei chiamato prima o poi. Se non altro per chiedere del suo stato di salute, che in quella telefonata (presa dagli eventi) non avevo nemmeno approfondito. Mi raccontò anche un retroscena, che ormai Massimo Romanelli si è portato nella tomba. “I Della Valle mi fecero un’offerta: mi offrirono di prendere il 19 per cento della Florentia Viola, ma rifiutai – si indignò Romanelli mentre lo ricordava – perché era un’offerta ridicola, perché tutti sanno che ci vuole almeno il venti per cento per convocare un assemblea. Dissi di no. Fatevele voi queste operazioni”. Potrei andare avanti per pagine intere. Restano ora solo tanti ricordi. Ipocrisia e violenza, ma anche sogni e sentimenti positivi, battaglie e rasserenamenti. Ora silenzio. Ma il cervello mi mulina tanti ricordi.
Dal pezzo di Giuseppe D'avanzo in prima pagina su Repubblica ho tratto un bignami, breve, facilmente leggibile, che spiega credo in modo definitivo da dove origina il cancro italiano di avere un presidente del consiglio che fonda TUTTO il suo attuale potere sulla violazione delle leggi. E se non ci si convince dopo aver letto quanto segue allora vuol dire che agli italiani va bene così. Ecco i due passaggi che spiegano cosa significano le motivazioni della sentenza Mills. STRALCIO 1: le motivazioni della sentenza che ha condannato David Mills ci raccontano il coinvolgimento "diretto e personale" di Silvio Berlusconi nella creazione e nella gestione di "64 società estere offshore del group B very discreet della Fininvest". Le creò David Mills per conto e nell'interesse di Berlusconi e, in due occasioni (processi a Craxi e alle "fiamme gialle" corrotte), Mills mentì in aula per tener lontano Berlusconi dai guai, da quella galassia di cui l'avvocato inglese si attribuì la paternità ricevendone in cambio "enormi somme di denaro, estranee alle sue parcelle professionali", come si legge nella sentenza. STRALCIO 2 Lungo i sentieri del "group B very discreet della Fininvest" sono transitati quasi mille miliardi di lire di fondi neri; i 21 miliardi che hanno ricompensato Bettino Craxi per l'approvazione della legge Mammì; i 91 miliardi (trasformati in Cct) destinati non si sa a chi (se non si vuole dar credito a un testimone che ha riferito come "i politici costano molto? ed è in discussione la legge Mammì"). E ancora, il finanziamento estero su estero a favore di Giulio Malgara, presidente dell'Upa (l'associazione che raccoglie gli inserzionisti pubblicitari) e dell'Auditel (la società che rileva gli ascolti televisivi); la proprietà abusiva di Tele+ (violava le norme antitrust italiane, per nasconderla furono corrotte le "fiamme gialle"); il controllo illegale dell'86 per cento di Telecinco (in disprezzo delle leggi spagnole); l'acquisto fittizio di azioni per conto del tycoon Leo Kirch contrario alle leggi antitrust tedesche; la risorse destinate poi da Cesare Previti alla corruzione dei giudici di Roma; gli acquisti di pacchetti azionari che, in violazione delle regole di mercato, favorirono le scalate a Standa, Mondadori, Rinascente. Sono le connessioni e la memoria che sbriciolano il "corpo mistico" dell'ideologia berlusconiana: al fondo della fortuna del premier, ci sono evasione fiscale e bilanci taroccati, c'è la corruzione della politica, delle burocrazie della sicurezza, di giudici e testimoni; la manipolazione delle leggi che regolano il mercato e il risparmio in Italia e in Europa.
Le case dove abitavano i costruttori sono restate in piedi e quelle accanto no. Gli edifici storici sono talvolta in piedi e quelli più moderni, come la casa dello studente e gli ospedali, sono franati pur se in teoria costruiti con i concetti antisismici previsti dalla legge. Ma si scopre che la composizione del calcestruzzo era al risparmio così come pure fuori norma le armature di ferro che dovevano tenere in piedi le case. Prescrizioni antisismiche del tutto ignorate negli ultimi 40 anni, come denuncia anche in modo circostanziato Mario Chesi, professore di scienza delle costruzioni al politecnico di Milano. “I crolli della Casa dello studente e dell’Ospedale di L’Aquila – ha spiegato a sua volta l’architetto Massimiliano Fuksas (proprio quello che ha firmato il progetto della Cittadella viola dei Della Valle) - avrebbero avuto la capacità di resistere a sismi anche del 6° o 7° grado della scala Richter”. Si scopre anche che nel 2005 dal governo Berlusconi è stata emanata una legge per mettere in conformità gli edifici. Una legge la cui attuazione era stata prorogata dal Governo Prodi e ulteriormente prorogata, addirittura al 2010, dall’attuale Governo Berlusconi. Il terremoto, dopo i primi momenti in cui a prevalere è soprattutto solidarietà e immedesimazione, ci ha confermato una volta di più che Viviamo in un Paese di provvisorietà e transizione perenne, un Paese dove ogni cittadino non può fare a meno pensare che ogni appalto pubblico equivalga a un furto legalizzato.
Come al G8 di Genova. La Polizia in taluni casi sembra al servizio del governo di (centro-)destra. Finti studenti con mazze tricolori prese da un camion che bellamente e indisturbato entra nella piazza dove manifestavano gli studenti, comiciano a picchiare i primi che trovano a tiro, agitano le acque, provocano una reazione, mentre i poliziotti li guardano agire indisturbati e a chi chiede loro il perchè della loro inerzia risponde: "Ma quelli non sono mica di sinistra, perchè dovremmo fermarli?". Ieri non ho voluto parlare della cosa su questo piccolo blog ma ne sentivo già l'impulso; volevo però altre notizie, altre conferme o (magari) smentite. Anche se avevo letto l'articolo di Repubblica di Curzio Maltese (firma autorevole e attendibile) e mi ero già fatto un'idea precisa. Poi ho visto altre immagini alla trasmissione "Annozero" di Santoro, ho dato un occhio ad alcuni filmati sul blog di Beppe Grillo. E' tutto inequivocabile. Poi ho ascoltato al tg1 di oggi un sottosegretario del governo asserire che "gli scontri in piazza tra gli studenti sono stati provocati dalla sinistra". E' un ribaltamento della realtà a uso e consumo del provocare una delegittimazione del movimento studentesco. Se non è regime questo... Credo non sia il caso, qui, di aggiungere altro. Chi vuole può documentarsi vedendo i filmati sul sito www.beppegrillo.it (Ce n'è anche uno dove evince che uno di questi cosiddetti studenti è, con probabilità altissime, un poliziotto). Cose che la Tv, nè quella di Stato nè ovviamente quella privata del capo del governo, farà mai vedere. Ci riprovano. Come al G8 di Genova. E questa non è politica, ma solo amore per la verità.
Da Repubblica.it NAPOLI - Rinviati a giudizio dalla giustizia ordinaria Luciano Moggi e altri 23 imputati nell'inchiesta su Calciopoli. Prosciolti l'ex presidente e l'ex segretario della Figc, Franco Carraro e Francesco Ghirelli. Lo ha deciso il gup Eduardo De Gregorio che ha accolto le richieste dei pm Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci. Il processo comincerà il 20 gennaio 2009 davanti alla nona sezione del Tribunale, collegio A. Le accuse contestate vanno dall'associazione per delinquere alla frode per competizioni sportive.
Il dossier di Repubblica.it su Calciopoli
Ecco l'elenco dei 24 imputati di Calciopoli che compariranno davanti alla nona sezione del tribunale il 20 gennaio prossimo. Si tratta di Marcello Ambrosino, Paolo Bergamo, Paolo Bertini, Enrico Ceniccola, Antonio Dattilo, Massimo De Santis, Andrea Della Valle, Diego Della Valle, Mariano Fabiani, Maria Grazia Fazi, Pasquale Foti, Marco Gabriele, Silvio Gemignani, Claudio Lotito, Gennaro Mazzei, Innocenzo Mazzini, Leonardo Meani, Sandro Mencucci, Luciano Moggi, Pierluigi Pairetto, Claudio Puglisi, Salvatore Racalbuto, Pasquale Rodomonti, Ignazio Scardina, Stefano Titomanlio.
Si preannuncia un processo lunghissimo, a rischio prescrizione. Ci si attende che gli imputati chiedano perizie sulle intercettazioni e le testimonianze (notai, giornalisti, personaggi del mondo del calcio e non solo). Attese sorprese, molte delle verità che sono emerse, finora, solo tra i tecnici, potrebbero venire alla luce, visto che il processo penale è più articolato e pubblico di quello sportivo, che fisiologicamente è veloce, sbrigativo, privo di contraddittorio.
Per altri 11 personaggi, che hanno scelto il rito abbreviato, ci sarà già la sentenza il 23 ottobre: si tratta di Tullio Lanese, Stefano Cassarà, Marco Gabriele, Duccio Baglioni, Domenico Messina, Gianluca Rocchi, Paolo Dondarini, Alessandro Griselli, Giuseppe Foschetti, Antonio Giraudo e Tiziano Pier.
L'ex ad della Juve, Luciano Moggi, ha scelto di essere processato, e promette di avere molte cose da dire.
Quindici minuti per emettere una sentenza tutt'altro che esemplare. Anzi, esemplare al contrario. E pensare che per quegli atti i tifosi della Fiorentina e quelli del Bologna non sono potuti andare a godersi domenica scorsa un derby di assoluta pace. L'Italia si conferma ancora di più il Paese della Giustizia di Pinocchio, quella descritta nel famoso libro di Carlo Lorenzini detto il Collodi. Almeno due se3coli sono passati e non è cambiato molto. Quello che segue è l'eloquente articolo di Carlo Bonini su Repubblica. Allucinante. Anzi no. E' normale così. di Carlo Bonini "ROMA - Danilo Durevole, ultras da San Giorgio a Cremano, cui lo hanno detto per telefono, pare non volesse crederci. Da non stare nella pelle. Alle 9 e mezza del mattino, nell'aula 7 della quarta sezione penale del tribunale ordinario di Roma, giudice monocratico Maria Bonaventura, lo Stato salda il primo "conto" (si fa per dire) con la domenica della vergogna. 31 agosto, Roma-Napoli. Ventiquattro ore di normale devastazione. E fanno 4 mesi e 10 giorni di reclusione, 800 euro di multa. Sospensione condizionale della pena. Danilo, libero già la mattina del 1 settembre, libero resterà.
Per liquidare una storia che, non più tardi di dieci giorni fa, aveva messo a rumore Governo, opposizione, Dipartimento della Pubblica Sicurezza, sono sufficienti quindici minuti di orologio. Danilo non c'è. Se ne è rimasto a Napoli, perché la prima regola, in ogni processo ultras, è "buttarsi contumace". Far dimenticare la propria faccia a chi ti dovrà giudicare e confidare nel tempo che, nel calcio, è medicina miracolosa, capace di annebbiare la rabbia e la paura. Alessandro Cacciotti, l'avvocato che difende Durevole, confabula con il pubblico ministero. Chino sul codice, somma e sottrae con perizia contabile. Quando si raddrizza per interloquire, appare soddisfatto. "Patteggiamo", dice. Il giudice chiede: "In che misura?". "Mesi 3 di reclusione, 600 euro di multa. Pena sospesa". "Mi sembra un po' pochino, avvocato, non crede?". Cacciotti appare sconcertato: "Mi scusi, signor giudice, in fondo il mio cliente che ha fatto?".
Già, in fondo, Danilo Durevole ha avuto soltanto la sfortuna di essere uno dei due soli tifosi napoletani arrestati quel giorno. Se ne stava tranquillo in curva nord con "una torcia esplosiva in mano". Era arrivato da Napoli su un treno sequestrato in partenza e devastato lungo il tragitto (500 mila euro di danni). Dalla stazione Termini aveva raggiunto l'Olimpico su un convoglio speciale dell'Atac da cui, lungo un tragitto di poco più di 4 chilometri, erano state lanciate appena 41 bombe carta. Aveva soltanto menato mani e piedi con chi lo ha arrestato. Allarga le braccia Cacciotti, in un crescendo di enfatica incredulità.
"Una vicenda come al solito amplificata dai media. Il ragazzo è incensurato e in fondo risponde solo del possesso di un petardo e di resistenza alla polizia. Normale, quando si viene fermati in uno stadio". Il giudice lo interrompe: "Il contesto in cui si sono svolti i fatti è particolare. Provi a riformulare la richiesta, avvocato". Cacciotti riformula: "Potrei arrivare a mesi 4 e giorni 10". Il giudice: "Quattro mesi e mezzo, direi". Cacciotti: "No, giudice, 4 mesi e 10 giorni che per altro è perfettamente divisibile con le imputazioni. Guardi, facciamolo insieme. Pena base, mesi 9 di reclusione. Ridotta per le attenuanti generiche a mesi 6. Aumentata per il secondo capo di imputazione a mesi 6 e giorni 15 oltre a 1.200 euro di multa. In forza del rito, ridotta a mesi 4 e giorni 10 di reclusione più 800 euro di multa. E naturalmente sospensione condizionale della pena". Il pm annuisce distratto. Cinque minuti di camera di consiglio. Quattro mesi e 10 giorni siano. Pena sospesa.
Toccherebbe ora al suo compare, Diego De Martino. L'altro sfortunato. Quando lo hanno arrestato all'Olimpico, le mani le aveva impegnate entrambe. Una bomba carta nella sinistra. Un coltello a serramanico nella destra. Anche lui, libero, ha pensato bene di non affacciarsi in aula. Anche lui è difeso da Cacciotti. Meglio, da Cacciotti e Lorenzo Contucci, l'avvocato degli ultras, il professionista che ha legato la sua immagine all'omicidio di Gabriele Sandri (è l'avvocato della famiglia). Rispetto a Durevole, De Martino naviga in acque più agitate. Non fosse altro, perché ha precedenti per rapina e un Daspo di 3 anni scaduto pochi giorni prima di Roma-Napoli.
Ma Contucci non si perde d'animo. Sussurra all'orecchio del collega la trovata. "Signor giudice - argomenta Cacciotti - per De Martino chiediamo il rito abbreviato (prevede una riduzione di un terzo della pena, ndr) ma, preliminarmente, chiediamo una perizia sul coltello che la polizia dice di avergli sequestrato per verificare se effettivamente siano presenti impronte digitali dell'imputato. Vede, signor giudice, De Martino non ha avuto difficoltà ad ammettere le sue responsabilità. Ma il coltello, proprio no. Lui dice di non averlo mai avuto. E' una questione di giustizia".
La perizia sul coltello equivale a sostenere che la polizia ha mentito nel suo rapporto di fermo. Il giudice la concede e rinvia il processo "agli esiti dell'esame peritale". Sul fondo dell'aula, i due poliziotti del reparto celere che hanno arrestato De Martino hanno la faccia di pietra. Uno di loro, Gianluca Salvatori, incrocia l'avvocato Contucci. "Ma non vi vergognate?", dice."
"E' impensabile che la Rai rinunci a trasmettere lo sport in chiaro" è una delle frasi di qualche uomo politico non mi ricordo nemmeno più chi, lette in questi giorni non mi ricordo più nemmeno in quale giornale. Impensabile. L'accordo, come volevasi dimostrare per chi ha letto il post precedente, è stato trovato. Proprio così "lo sport in chiaro" ci sarà. Ma il dettaglio, minimo, è che trattasi di calcio e non di sport. L'equivoco però è freudiano. Perchè come scritto qualche giorno fa da Nino Rizzo Nervo su Europa il favore la Rai lo ha fatto al mondo del calcio e non viceversa. "Perchè - dice Rizzo Nervo citando le parole di Sandro Mazzola - togliere il calcio in chiaro agli italiani rischia di far avere sempre meno voglia di questo sport, a detrimento delle stesse società di calcio". Insomma se il calcio guadagna centinaia di milioni dalle pay-tv è perchè è lo sport più popolare e per continuare ad esserlo bisogna che inondi le tv in chiaro di calcio. Senza dare alternative e possibilità agli altri sport. L'accordo trovato ha anche un altro aspetto da tenere presente. Mediaset, che negli ultimi anni aveva speso un'ottantina di milioni di euro per avere un l'esclusiva dei gol del pomeriggio non sapendone che farsene e perdendo ascolti a go-go, ha ottenuto dalla Rai la non esclusiva proprio della fascia serale. Così l'inondazione è completa. Domenica sportiva e Controcampo in contemporanea, a fare a chi urla di più. Gli italiani che cambiano canale, non trovando molto di meglio in giro, continueranno a imbottirsi di calcio senza capire che stanno andando inevitabilmente in overdose, col cervello che sempre più si ottenebra. Tutto come al solito e come previsto.
E’ una grande occasione quella che si prospetta a questo Paese. Un’occasione che si è già presentata più volte, che ricorre puntualmente. Per il momento, per l’offerta che si aggira di non molto sopra i 20 milioni di euro e giudicata troppo bassa dalla Lega Calcio (il consorzio che riunisce i presidenti delle società di Serie A e B) i diritti televisivi cosiddetti “in chiaro” (quelli visibili a tutti, senza Pay Tv) non sono stati assegnati. Con tempistica da ultim’ora tutta italiana siamo al momento dei tentativi di emergenza di trovare una soluzione (per dirla con le parole di Zamparini, presidente del Palermo) “all’italiana”. Altrimenti domenica gli italiani non vedranno accendendo la tv né 90° minuto (o cosa per esso), né Controcampo. E troveranno una Domenica Sportiva che (al pari di tutte le altre tv) non potrà far vedere altro che un totale di 4 minuti di immagini sulle partite svoltesi nella giornata. E allora dove sta la grande occasione? Il direttore della testata sportiva della Rai, Massimo De Luca, ha lanciato gridi di battaglia e ha detto a chiare lettere che se la trattativa non si sblocca (ovvero se il mondo del pallone smette di avere un atteggiamento di ingordigia ingiustificata) per quelle che Antonio Dipollina su Repubblica ha definito “le briciole del pallone” (perché il grosso del boccone è già stato venduto ed è coperto dalle tv a pagamento) la Rai cadrà in piedi lo stesso e la Domenica Sportiva “farà vedere quegli sport di cui dispone le immagini”. Così parlò De Luca (e non so quanto ci crede fino in fondo) fresco anche del buon successo di ascolti (il migliore da Atlanta 1996) delle Olimpiadi appena trasmesse. Con una discreto/ottima competenza e qualità (nonostante qualche giovane inviato che è apparso abbastanza “raccomandato” e nonostante l’oscuramento quasi totale di alcune discipline che avremmo voluto vedere (non sempre il solito beach-volley) anche se non erano presenti degli italiani in gara. Sarà la volta buona che la Rai torni a offrire un vero e proprio servizio pubblico di informazione completa e a 360 gradi su tutto lo sport senza la relativa propinazione di moviole e dibattiti urlati che nulla aggiungono alla bellezza indiscussa del calcio? Lo sapremo nelle prossime puntate. Ma temo cha alla fine prevalga la linea demagogica e populista, con la politica che (sempre più timidamente rispetto agli anni scorsi perché ha capito che i tempi sono cambiati) comincia già a spingere perché la Rai offra di più e che alla fine trovi un accordo che favorisca (ovviamente) anche la concorrente Mediaset (concorrente lo potrei mettere anche fra virgolette a maggior ragione dopo le intercettazioni telefoniche di qualche mese fa) che potrà alla fine mandare in onda il suo Controcampo serale avendo nel frattempo risparmiato oltre 75 milioni di euro che aveva sborsato negli ultimi anni per fare un dispetto alla Rai.
Hanno cominciato assurdamente molto presto i tifosi calcistici a far capire subito che, in clima di Olimpiadi e di fratellanza mondiale fra tutti gli sport e gli sportivi (leggiamo molto in questo periodo su questi argomenti), il calcio rimane anomalo e diverso; un mondo a sè stante. Eloquenti le poche righe tratte dal sito della Gazzetta. "NORCIA (Pg), 3 agosto 2008 - Sospesa l'amichevole tra Siena e Cosenza di questo pomeriggio, per un'aggressione dei sostenitori calabresi nei confronti dei toscani. Prima del fischio di inizio una quarantina di tifosi del Cosenza sono arrivati con aste, cinture, oggetti di fortuna e sassi trovati sul posto. Ma anche con bombolette spray urticanti, testimonianza di premeditazione. Noto l'astio tra le due tifoserie, il precedente cinque anni fa: nella stagione 2002-03 (l'anno in cui i toscani centrarono la promozione in serie A e i cosentini retrocessero), durante un fronteggiamento a Siena, i tifosi bianconeri rubarono uno striscione ai cosentini.
FILMATI - Il bilancio è di diversi feriti. Grave il senese P.C., con una ferita alla testa e fratture al setto nasale. Lussazione alla spalla per un cineoperatore romano, F.N., 36 anni. Sei i fermi, ma prosegue, da parte della questura di Norcia, l'analisi dei filmati realizzati per l'individuazione dei responsabili. Le due squadre sono state concordi nel sospendere l'incontro e anche l'arbitro dell'incontro Valeri ha dichiarato di non volersi prendere la responsabilità di dirigere l'amichevole. (fonte gazzetta.it)."
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